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Trani, fra sogno dei teatri e peso della realtà

«La cultura non può essere un lusso per pochi: deve essere fluida e accessibile a tutti». Con questa visione, il convegno organizzato ieri sera all'auditorium S. Luigi, in piazza Mazzini, dal coordinamento delle associazioni cittadine ha messo di fronte i cinque candidati a sindaco al progetto «Trani: Cantiere Cultura», la proposta strategica che punta a trasformare il Supercinema e il Cinema Teatro Impero in un ecosistema culturale integrato e partecipato. Presente in sala una platea numerosa e partecipe, a conferma di quanto la città avverta il peso di quel vuoto culturale che dura, ormai, da oltre ottant'anni.

IL PROGETTO

Dal lavoro condiviso tra le realtà associative più attive del territorio ha preso forma l'idea di acquisire i due spazi storici dismessi - il Supercinema, chiuso nel 2008, e il Cinema Impero, spento nel 2020 - per superarli come semplici contenitori e trasformarli in centri produttivi interdipendenti. Il Supercinema, con la sua capienza di oltre mille posti e il palco imponente, diventerebbe il nuovo Teatro Comunale, dedicato al grande spettacolo e alla formazione artistica attraverso un'Accademia dello spettacolo. Il Cinema Impero si evolverebbe invece in un polo culturale polifunzionale per arti visive, sperimentazione e innovazione, con una sala principale per spettacoli e produzioni audiovisive, laboratori di scrittura, un sound lab, aree espositive, spazi di coworking e una terrazza per eventi all'aperto.

A fare da sfondo storico alla proposta, il ricordo del Teatro San Ferdinando, cuore pulsante della vita culturale cittadina per centocinquant'anni, demolito nel 1943 e mai ricostruito: le rovine furono rimosse nel 1958 e al loro posto rimase una piazza vuota, simbolo di un'assenza che ha pesato su intere generazioni.

IL MODELLO DI GESTIONE

Vincenzo Di Cugno ha illustrato il modello innovativo sul quale il progetto si fonda: l'uso civico urbano, che affida il bene alla comunità attraverso la co-gestione tra istituzioni, associazioni e lavoratori dell'arte. Il sistema prevede assemblee decisionali, organismi di garanzia e un coinvolgimento progressivo dei cittadini, da semplici fruitori a co-gestori attivi. La finalità dichiarata non è il profitto, ma l'equilibrio del bilancio e la qualità dell'offerta culturale. Un'idea, quella della responsabilità diffusa, che supera tanto il modello della concessione a un gestore unico quanto quello della privatizzazione del patrimonio pubblico.

A sostenere la fattibilità dell'impianto, la circostanza che il consiglio comunale abbia già approvato, all'unanimità, la delibera di acquisto dei due immobili per un investimento complessivo di 1.700.000 euro euro circa, e che una recente variazione di bilancio abbia stanziato le risorse per avviare la progettazione esecutiva.

IL CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Il dibattito si è sviluppato attorno a due domande: quali misure concrete i programmi elettorali prevedono per il settore culturale, e come si intende affrontare la questione della copertura finanziaria e dell'accesso ai bandi europei.

Guardando al merito delle posizioni emerse, si è registrata una convergenza di fondo sul valore del progetto, con sfumature significative.

Il candidato Guarriello ha sottolineato la necessità di restituire alla cultura il ruolo di motore civico ed economico, richiamando il modello delle città d'arte italiane e la possibilità che Trani possa ambire a quel livello: una visione alta, fondata sulla consapevolezza del patrimonio storico, architettonico ed enogastronomico della città.

Galiano, che ha ricordato con orgoglio di aver preso parte al consiglio comunale che approvò la delibera di acquisto, ha indicato nella coprogettazione la parola chiave dell'intera vicenda. Ha riconosciuto le difficoltà gestionali che attendono chiunque vinca le elezioni, ma ha invitato a non sottovalutare quanto già fatto: quell'atto unanime, ha sostenuto, rappresenta di per sé un fatto straordinario rispetto al punto di partenza. Ha poi annunciato l'intenzione, se eletto, di dotare il Comune di una figura manageriale esterna dedicata esclusivamente a cultura e turismo, e di creare una piattaforma digitale di confronto con le realtà del territorio.

De Feudis ha scelto la strada della franchezza, avvertendo la platea di non farsi illusioni sui tempi: i due cinema, acquistati, «ci vorrà molto prima che possano essere utilizzati», ha detto - con il cuore, ha precisato, non con compiacenza. Ha elencato le fasi che attendono la nuova amministrazione: individuazione dei progettisti, redazione del progetto, iter burocratico, gara d'appalto, esecuzione dei lavori di consolidamento strutturale. Ha inoltre chiarito che sui due teatri non esistono finanziamenti europei disponibili, ma soltanto risorse di natura regionale o nazionale, e che anche queste richiedono progettazioni solide per poter essere intercettate. Una lucidità che non è passata inosservata, e che ha alimentato un vivace botta e risposta con altri presenti in sala.

Mercorio, l'unica donna tra i candidati, ha parlato da madre e da docente prima ancora che da aspirante sindaca. Ha riconosciuto le criticità del momento - dai parcheggi alla mobilità urbana - come variabili che condizionano la fruibilità stessa dei luoghi culturali, e ha indicato nel partenariato pubblico-privato l'unica strada percorribile per integrare le strutture in tempi ragionevoli: l'amministrazione, da sola, non ha le risorse economiche per farcela. Ha auspicato la creazione di luoghi di aggregazione, ascolto e confronto, e ha ribadito la necessità di intercettare un professionista capace di attrarre risorse sul territorio.

Marinaro ha posto l'accento sulla necessità di un'analisi economica rigorosa e sulla concretezza come metodo, distinguendo tra visione politica e capacità operativa effettiva. Possiamo parlare di tutti quello che vogliamo, ma ad oggi l'Ufficio cultura e spettacoli ha una sola unità operativa e non può reggere il peso di tutto quello che c'è da fare. Però abbiamo avviato un percorso virtuoso e dobbiamo portarlo avanti con le idee di tutti voi».

LA VISIONE DELLE ASSOCIAZIONI

Al termine del confronto con i candidati, le associazioni promotrici hanno ribadito la propria disponibilità a sottoscrivere un protocollo di intesa con la futura amministrazione comunale, per avviare formalmente un tavolo di coprogettazione. L'obiettivo dichiarato è uno solo: restituire alla città non soltanto due immobili, ma un'identità culturale che manca da troppo tempo, capace di contrastare lo spopolamento, generare occupazione e dare ai giovani un motivo concreto per restare.


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