Una gara deserta per celebrare nel peggiore dei modi il 70mo compleanno. Il locale è la storica Lampara, il bando andato male quello per l'affidamento in locazione di valorizzazione dell'immobile di proprietà comunale.
70 ANNI PORTATI MALE
È quanto si apprende da Palazzo di città all'esito della chiusura del termine entro il quale si sarebbe dovuta presentare un'offerta per tornare a fare vivere il glorioso dancing di viale De Gemmis, chiuso dal 2018 e che quest'anno compie 70 anni (fu inaugurato nel 1954) in condizioni di dichiarato pericolo di crollo, fra abbandono e degrado.
Primo giro a vuoto, purtroppo, ma non si comprende neanche se, ed in quale misura una successiva gara possa favorire la manifestazione di una proposta. Probabilmente lo stato fortemente compromesso del bene è tale da fare preferire che Palazzo di città faccia qualche altra mossa, per poi affacciarsi con un piatto megflgià apparecchiato in tavola.
IL BANDO SGRADITO
Il bando rimasto deserto prevedeva che condurre in locazione la futura Lampara, da un minimo di 10 ad un massimo di 25 anni, sarebbe costato a partire da 26.000 euro annuali, dunque poco più di 2.100 euro mensili. Non si sarebbe pagato il primo anno e si sarebbero avuti sconti del 25 per cento su secondo e terzo.
Ma vi si parlava anche di «opportunità di valorizzare l'immobile comunale attraverso lo strumento della locazione in favore di soggetti privati che siano in grado di sostenere importanti costi di investimento per il recupero e la riqualificazione del bene comunale».
Una premessa fondamentale, questa, per chiarire che entrare nella Lampara non significherà girare la chiave nella porta del locale chiuso e rifare le stesse cose che si facevano prima. Infatti, proprio nel giro degli ultimi cinque anni, quello che era un gioiello invidiato in tutto il Mezzogiorno si è trasformato in un autentico rudere per il quale è stato accertato il pericolo di crollo.
Non trascurabile l'indirizzo sul divieto di destinazione dell'immobile a discoteca, disco pub e similari. Tale circostanza rende obbligatoria la rimozione della struttura in ferro e vetro che fu installata dal precedente conduttore per isolare acusticamente il locale al fine di non molestare il riposo del vicinato.
La durata massima dei lavori veniva fissata in 365 giorni naturali e consecutivi, per riceverne in cambio una Lampara più snella di quella rimasta chiusa sei anni fa, e quindi molto più vicina al locale storico inaugurato nel 1954.
«CI RIPROVEREMO»
«Per me l'importante è che le cose si facciano, non chi vinca, perda o partecipi - commenta il sindaco, Amedeo Bottaro -. Certo, non è un periodo dei migliori e, oggettivamente, sito si trova in condizioni non fantastiche. Aggiungerei il fatto che i vincoli che noi abbiamo posto fanno sì che forse non sia altamente remunerativo, per cui dovremo essere pronti a modificare le condizioni di gara».
Bottaro sembra dunque non scoraggiarsi, ma la prima puntata del bando Lampara sembra avere dimostrato chiaramente quanto il progetto di rilancio del locale proposto dal Comune di Trani abbia avuto scarsa attrattiva sugli imprenditori.
Nel frattempo un'estate arriva al galoppo fra gare deserte, locali pubblici chiusi e casse comunali all'asciutto nell'assenza di inquilini che mettano a frutto il patrimonio immobiliare cittadino in riva al mare. E quei ben nove anni complessivi di mancati incassi (Lampara chiusa da sei, la confinante ex pizzeria da Felice da tre), oggettivamente, gridano vendetta.
