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Carcere di Trani, vi entra per la sesta volta a 72 anni. Boccia: «Con lui lo Stato ha fallito»

«Ho incontrato un uomo di 72 anni, di Andria, che è entrato in carcere forse per la quinta o sesta volta per l'ennesimo reato commesso. Ho provato grande dispiacere per lui e gliel'ho detto perché, se questo accade, lui ha certamente le sue responsabilità, ma vuol dire anche che lo Stato con lui ha fallito». Così Francesco Boccia, senatore del Partito democratico, al termine della visita di sabato scorso all'interno della casa di reclusione maschile di via Andria, seguita da lì a poco da analogo passaggio al carcere femminile.

Accompagnato dalla consigliera regionale Debora Cilento, il parlamentare biscegliese del Pd ha rilanciato con forza le criticità che attualmente riguardano il penitenziario maschile, riferendo di 409 detenuti rispetto ai 300 che dovrebbero esserci secondo la capienza regolamentare. «Stiamo toccando livelli di sovraffollamento non inferiori al 35 per cento - ha detto l’ex ministro – e, se a questo dato incrociamo quello del pesante sottodimensionamento della Polizia penitenziaria, ecco allora che abbiamo creato quella miscela esplosiva cui nessuno di quelli che sono al governo è riuscito a trovare un rimedio».

I responsabili di questa situazione critica, a detta di Boccia, hanno almeno tre nomi e cognomi: «Premesso che il governo dovrebbe occuparsi di queste cose, anziché della propaganda permanente, è un dato di fatto che vi è un Sottosegretario Delmastro incapace di occuparsi di questi problemi non avendone neanche i titoli, un Ministro della Giustizia Nordio non meno insensibile ed un Sottosegretario Sisto che dovrebbe interessarsi fortemente a questo territorio, che è anche io suo, e non al solo caso Bari. Qui è un disastro – accusa Boccia -, e sarebbe la fine se non ci fossero gli operatori, i lavoratori, i volontari, i medici, gli infermieri a supplire con la loro professionalità e spirito di sacrificio».

Le critiche del parlamentare pugliese sono anche riferite anche all'edilizia carceraria perché, se da una parte la casa di reclusione maschile da alcuni anni si è dotata del nuovo padiglione Europa che ospita 200 detenuti, dall'altra vive ancora il paradosso della vecchia sezione blu dichiarata inagibile, ma in realtà tuttora popolata di detenuti proprio per fare fronte al sovraffollamento: «Quella struttura è stata dichiarata non agibile, ma poi i funzionari scompaiono, i tecnici scompaiono e la si utilizza ancora. Questo significa che la politica non è all'altezza e, siccome questi signori sono al secondo anno di governo, forse è il caso che si sveglino e inizino a pensare ai problemi del Paese e non a quelli personali. Se non costruiscono nemmeno – attacca Boccia -, allora vorremmo capire se per loro le carceri sono dei ghetti o invece dei luoghi in cui chi ha sbagliato è vero che ci deve andare, ma deve essere anche accompagnato lungo un percorso di rieducazione per il quale il Pd sarà sempre presente: in carcere si può lavorare ed in carcere si può di sicuro ritrovare se stessi».

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