Nico Aurora – Trani - Anche riavvolgendo il nastro e riportando indietro l'orologio della pubblica amministrazione, le gare per l'affidamento in concessione della Lampara vanno deserte. E così, per lo storico dancing di viale De Gemmis, in questo suo più che tormentato 70mo compleanno, le cose si complicano in maniera esponenziale.
LE PARTI AL TAR
Infatti, dopo che nei giorni scorsi era stata dichiarata deserta la gara emanata dal Comune di Trani, proprietario del bene, per il suo affidamento in gestione fino a 25 anni, è delle ultime ore la notizia del rigetto, da parte della Prima sezione del Tar Puglia (presidente Scafuri, a latere Blanda e Rotondano), del ricorso proposto dalla società Gest Maggi (difesa dagli avvocati Pietro Augusto De Nicolo e Michele Dionigi) contro il Comune di Trani (difeso dal responsabile della sua avvocatura, Michele Capurso) e nei confronti delle tre contro interessate società che, con la Maggi, parteciparono alla gara di cinque anni fa.
LA GARA IMPUGNATA
Obiettivo, momentaneamente fallito dalla Maggi (odierno gestore del Df, già Divinae follie di Bisceglie), l'annullamento della determinazione dirigenziale del 13 marzo 2019 con cui la figura apicale dell’epoca dell'Area urbanistica di Trani, Giovanni Didonna, dichiarava conclusa la procedura di gara per la gestione della Lampara senza alcuna aggiudicazione definitiva. Inizialmente le quattro offerte erano state tutte ammesse con riserva, poi la commissione di gara aveva dichiarato la Maggi aggiudicataria sotto riserva di legge.
Successivamente, però, il dirigente la escludeva per la carenza del requisito dell'esercizio di attività compatibile nei tre anni precedenti la gara, specificatamente previsto negli atti di gara. La ricorrente ha cercato invano di fare emergere nella discussione che l'unico motivo di esclusione del bando sarebbe stata la mancata iscrizione presso il Registro delle imprese, requisito di cui la Maggi era in possesso.
LA DECISIONE
Il Tar ha invece confermato l'impostazione di Palazzo di città di cinque anni fa. «Nel caso di specie le due disposizioni non appaiono tra di loro in contrasto – si legge in sentenza -. L’asta si sarebbe svolta sulla base di entrambe le prescrizioni, che assumevano pari dignità. Di ciò del resto si è resa conto la stessa ricorrente, che ha tentato di integrare la documentazione mancante con una dichiarazione di avvalimento proveniente dalla ditta (ausiliaria) Rosso cardinale. Tale circostanza non può che confermare come la stessa ricorrente avesse inteso quale fosse il tenore della legge di gara in relazione al requisito di partecipazione in discussione».
LE PROSPETTIVE
Adesso Gest Maggi ha sei mesi per valutare se appellare la sentenza presso il Consiglio di Stato. Nel frattempo il Comune di Trani dovrebbe emanare un nuovo bando di gara per l'affidamento In concessione della Lampara e, a questo punto, il groviglio burocratico potrebbe raggiungere vette assolutamente imprevedibili fra nuove e vecchie gare che potrebbero tramutarsi anche in pesanti richieste di risarcimento danni.
Non da ultimo, resta sempre pendente un giudizio promosso dalla Cooperativa lavoratori La Lampara contro quello stesso bando di gara impugnato da Maggi. Ma quel ricorso puntava a consolidare una transazione prima tracciata e poi saltata.
RETROSCENA E AMAREZZE
Infatti, nel 2018 cooperativa e Comune erano ad un passo da una transazione che avrebbe garantito la prosecuzione dell'affidamento in concessione del locale. Ma poi arrivò la gara che fece saltare il banco, oggi è arrivata la sentenza del Tar che ha fatto saltare quella gara e, sempre oggi, gli imprenditori si sono voltati dall'altra parte e fatto dichiarare deserta la gara odierna.
Risultato, a distanza di sei anni dalla chiusura La Lampara è precipitata nel degrado più assoluto ed è un rudere, il suo futuro è solo nelle aule della giustizia amministrativa, non vi è ancora un solo responsabile che abbia pagato per tutto questo scempio e su quella pista, ove un tempo splendeva la «dolce vita», oggi balla soltanto l’amara burocrazia.
