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Demolizioni? Anche delle accuse del processo discarica: motivate le assoluzioni

Non ci fu alcun disastro ambientale. È questo è il senso delle motivazioni rese dal Tribunale penale di Trani in composizione collegiale (presidente Corvino, a latere Pedone e Ruggeri) nella sentenza depositata nei giorni scorsi a seguito del «Processo discarica», di cui il collegio aveva letto il dispositivo lo scorso 1mo febbraio.

Smontate così, una per una, le ipotesi accusatorie del pubblico ministero che istruì l'indagine, Michele Ruggiero, cui nel procedimento sarebbe subentrato il collega Francesco Tosto: a fronte di richieste di condanna da un minimo di 1 a un massimo di 3 anni da parte di quest'ultimo (anche per omissione d'atti d'ufficio in concorso), il Tribunale aveva assolto tutti gli imputati fra ex sindaci, amministratori, dirigenti e funzionari comunali e regionali (Giuseppe Tarantini, Luigi Nicola Riserbato, Pina Chiarello, Giuseppe De Simone, Giuseppe Affatato, Antonello Antonicelli, Giuseppe Tedeschi, Giuseppe Maestri, Caterina Di Bitonto, Pasquale e Pietro Elia Abaticchio, Fancesco Sotero, Francesco Di Toma, Pasquale Sorrenti, Antonello Ruggiero, Antonio Peluso, Michele Zecchillo e Domenico Angiolella) perché i fatti non sussistono o per non averli commessi, oltre due sole prescrizioni.

ARIA NON INQUINATA

Con riferimento al presunto inquinamento atmosferico, «il dato offerto dal consulente tecnico della Procura in ordine alla quantità delle emissioni risulta sovrastimato - si legge in sentenza -, in quanto incompatibile con il volume di biogas captato e bruciato in un anno nel corso della messa in sicurezza di emergenza. La stima effettuata in concreto durante essa appare più attendibile di quella effettuata dal Ctu.

FALDA SALVA

Quanto al contestato inquinamento di suolo, sottosuolo e falda acquifera, «deve escludersi la configurabilità del disastro ambientale - osserva il collegio -. La fuoriuscita di percolato, così come ricostruita, è dovuta non già a responsabilità gestionali o manutentive idonee ad indurre una situazione di contaminazione diffusa, ma ad una criticità puntuale, localizzabile e in effetti localizzata, dovuta a un cedimento per cause naturali in una porzione di parete sita a quota -17 metri rispetto al piano campagna. Tale evento, poi sanato proprio grazie alla messa in sicurezza in emergenza posta in essere da Amiu, porta a escludere sconvolgimento tendenzialmente irreversibile, può implicare una situazione di inquinamento, ma non certamente il disastro ambientale per la sua limitazione spaziale e temporale, nonché per la totale assenza di prove circa la diffusività del fenomeno e la sua capacità di incidere su falde, terreni e pubblica incolumità».

ESPLOSIONE IMPOSSIBILE

Infine il presunto rischio di esplosione della discarica a fronte della mancata costruzione dell'impianto di captazione del biogas, ipotesi accusatoria nata a seguito della famosa foto dei geyser di percolato che fuoriuscivano dal piano dei rifiuti. «Se tale fenomeno potrebbe fare pensare ad una pressione così elevata da provocare l'eruzione a mo' di geyser di migliaia di litri di percolato - premette il Tribunale -, bisogna chiamare sul punto la relazione del consulente Tricarico: "Il gas che gorgoglia nel liquido come fuoriesce? Come raggiungere la pressione atmosferica? Semplicemente sfiata, ed è normale che trascini parte di questo liquido all'esterno"».

Nel dibattimento si è così formata la prova e, per il collegio, «il geyser è stato dunque determinato dall'emungimento del percolato e non dalla elevatissima pressione del biogas. In conclusione, infondata totalmente è l'accusa di un pericolo di esplosione della discarica».

Alla luce di ciò il Tribunale ha escluso la configurabilità dei reati contestati, «in quanto la dispersione di biogas non ha mai manifestato alcuna anomalia, il superamento di livelli di sostanze chimiche nei pozzi è da ricondurre ad una situazione puntuale e prontamente affrontata ed il pericolo di esplosione non risulta provato in alcun modo. A fronte di ciò - conclude -, appare superfluo evidenziare come nessuna delle condotte omissive, dedotte in imputazione, possa essere posta in rapporto di casualità con i fenomeni evidenziati».

Fra gli assolti nel processo anche il progettista della discarica stessa, l'ingegnere Michele Zecchillo, venuto a mancare poche settimane fa: quando giunse la sentenza di assoluzione in suo favore era già gravemente malato e quella vicenda, durata dieci lunghi anni, ne ha sicuramente accresciuto le sofferenze».


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