In altro articolo riferiamo della presentazione del libro “Ad ogni passo, ad ogni battito. Storia del pellegrino Nicola” di Mons. Natale Albino, pubblicato dalla Edb (Edizioni Dehoniane Bologna).
Presenti, oltre all’Autore, anche le personalità annunciate: S.E. Mons. Leonardo D’Ascenzo, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth - S. E. Mons. Dionysios Papavasileiou, Vescovo ausiliare di Sua Eminenza Polykarpos, Metropolita Ortodosso d'Italia ed Esarca dell'Europa Meridionale, con sede a Bologna - S.E. Mons. Flavio Pace, Segretario del Dicastero della Santa Sede per la Promozione dell’Unità dei Cristiani - S.E. Dott. Michele di Bari, Prefetto di Napoli, che ha moderato la presentazione.
La Diocesi di Trani ci trasmette la riflessione del nostro Pastore, Mons. Leonardo D’Ascenzo.
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La città di Trani, circa mille anni fa, accolse il giovane Nicola proveniente da Stiri, in Grecia, riconoscendolo testimone del Vangelo, testimone dell’amore di Dio. Oggi, chiediamo a lui insieme ai nostri fratelli della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, qui presenti, di intercedere per le nostre Chiese perché sappiamo accogliere l’amore e il perdono di Dio per condividerlo poi con ogni fratello e sorella. Tutti speriamo, con maggiore forza dopo l’inclusione di San Nicola il Pellegrino tra i Santi della Magna Graecia, che la nostra amicizia e il cammino verso la piena unità possa continuare e crescere nel tempo.
Nella breve nota biografica su San Nicola riportata nel Proprio delle messe di questa Arcidiocesi, così troviamo scritto: “Nato in Grecia, dopo aver trascorso alcuni anni in solitudine, giunse in Puglia percorrendola con una croce in mano, invocando la misericordia di Dio con l’invocazione: Kyrie eleison. Sostò a Trani, dove morì alcuni giorni dopo il suo arrivo, nel 1094, lasciando grande fama di santità. A pochi anni dalla morte, Urbano II lo canonizza, Bisanzio, arcivescovo e popolo plaudenti”. Poche note che ci offrono le coordinate principali, essenziali, l’orizzonte all’interno del quale possiamo inserire questo incontro e la nostra stessa vita, ogni passo, ogni battito!
San Nicola il Pellegrino con una croce nella mano e due parole sulle labbra, Kyrie eleison, ci ha lasciato l’esempio di come vivere la nostra storia nel dono di sé e nell’annuncio dell’amore. Quante persone, singolarmente o in gruppo, avrebbero bisogno di una buona dose di umiltà e sincerità per confrontarsi con l’essenzialità evangelica di San Nicola e superare invidie, gelosie, egoismi, chiusure, gestione dei beni e del denaro non rispettosi della persona e in contraddizione con gli insegnamenti del Signore Gesù. Fortunatamente ci sono tante altre persone che, in questo tempo così incerto, difficile, di crisi sociale, ambientale, economica, sanitaria, danno una straordinaria testimonianza di serenità e gioia che provengono dall’alto e, anche nella loro semplicità, povertà economica, mancanza di possibilità, di risorse, pregano e vivono il Kyrie eleison.
Nella storia della Chiesa, sul finire del tempo dei martiri comincia a farsi strada una nuova forma di vita, l’esperienza monastica, il cui ideale è quello di realizzare in una intera esistenza ciò che il martire viveva in un momento: il dono della propria vita in unione a Gesù morto per la salvezza dell’umanità. I monaci sono coloro che vivono nella totale rassomiglianza di Cristo.
La prima espressione di vita monastica è quella eremitica o anacoretica. Si diffonde nel IV secolo, quando ci sono le conversioni di massa e il tenore della vita cristiana si affievolisce. Tra le varie forme di questa particolare/estrema forma di vita - gli stantes, cioè degli stazionari che si impongono l’immobilità assoluta, gli stiliti sulla colonna, i dendriti che vivono sugli alberi o dentro, gli acemiti quelle persone che non dormono, i boschivi che vivono a modo di animali brucando l’erba, i reclusi che si lasciano murare dentro delle grotte – c’è quella dei cosiddetti dementi, coloroche si fingono pazzi per farsi disprezzare dagli altri a motivo di Gesù.
Non so se Nicola possa essere inserito nella categoria di questi primi monaci anacoreti. Certamente è un cristiano che desidera vivere nella totale somiglianza a Gesù, per tutta la vita, annunciando il Vangelo con la propria esperienza, con la propria persona.
Vive il vangelo in modo radicale, simile al Maestro, Gesù, senza sconti o accomodamenti. Ciò lo rende espressione vivente del paradosso cristiano, valutato umanamente come follia.
Il cristianesimo, infatti, è paradosso proprio perché fondato sulla persona del Figlio di Dio che si è incarnato, una verità che alla logica umana risulta assurda, contraddittoria: Gesù, come può essere Dio e uomo contemporaneamente? È questo il paradosso, la follia: l’Onnipotente nel Bambino Gesù si fa fragile, l’Infinito diventa piccolo; il potere si esprime nel servizio; i nemici sono destinatari di amore e di perdono; gli ultimi sono i primi; la morte è vita! Allora, quello che umanamente, razionalmente, siamo portati a vedere separato, in contrasto, nel cristianesimo diventa incontro, composizione ed espressione di una nuova realtà.
E chi accoglie e vive tutto ciò, come Nicola, è un paradosso, è un folle!
Il nostro santo è una persona innamorata di Gesù che ha vissuto il Vangelo nella sua totalità, e ha avvertito la chiamata a darne annuncio e testimonianza nel suo mondo gridando il Kyrie eleison.
In questa direzione è orientata la testimonianza di Adelferio di Trani:
«Mentre il beatissimo Nicola si dedicava alle cose divine e guidando schiere di ragazzi faceva il giro delle mura, l’illustre arcivescovo Bisanzio, particolarmente versato nelle lettere, mosso dalle voci del popolo, si informò su che cosa stesse accadendo. Quando gli fu riferito che si trattava di un giovane venuto dalla Grecia, che non faceva altro se non gridare il Kyrie eleison, diede ordine di condurlo subito alla sua presenza. Appena l'uomo di Dio fu condotto e si trovò in presenza del presule, fu da questi interrogato sul motivo del suo modo di comportarsi. Al che egli, con volto sereno e miti parole, diede questa risposta:
O signore, che non ignori alcuno dei precetti evangelici, sai bene che Gesù Cristo, nostro Signore, ha comandato che chiunque avesse voluto seguirlo, avrebbe dovuto prendere la sua croce e andare dietro a lui. E sai ugualmente che agli stessi discepoli ha detto che se non si fossero convertiti e non fossero divenuti come bambini non sarebbero entrati nel regno dei cieli. Riflettendo su queste cose, non mi sono vergognato di portare la croce sia interiormente che esteriormente, né di camminare alla maniera dei bambini, e neppure ho cercato di evitare gli scherni degli uomini. Mi rimetto al tuo giudizio se sia opportuno o meno agire così. Se, infatti, la cosa non ti riuscirà sgradita, ho intenzione di fermarmi qui presso di voi, in caso contrario spontaneamente lascerò la città» (Gerardo Cioffari, San Nicola il pellegrino patrono di Trani e dell’Arcidiocesi. Vita, critica e messaggio spirituale, Editrice Rotas Barletta 2014, 137-138).
Quanto c’è bisogno anche oggi di questa follia che annunci, che gridi misericordia, che chieda misericordia. Oggi, purtroppo, come in passato si impongono invece sciagurate follie: la follia della guerra che semina soltanto morte, distruzione, povertà, dolore; la follia dell’indifferenza, dell’individualismo egoistico; la follia di quelli, nella Chiesa e fuori della Chiesa, che sono sepolcri imbiancati, persone ipocrite e false che nascondono dietro una bella apparenza, corruzione e vizio; la follia della vita che non viene accolta dopo essere stata concepita, o mercificata insieme alla maternità, o accompagnata verso l’eutanasia quando segnata dalla fragilità e sofferenza della malattia, o considerata categoria di scarto quando non corrisponde ai criteri dell’efficienza o della giovane età; la follia di questo tempo che non riesce ad accompagnare i giovani e a sostenerli nelle loro difficoltà che spesso diventano causa di crisi e scelta di percorsi di morte; la follia delle persone che devono fuggire dalla terra d’origine e anziché trovare una situazione di vita migliore finiscono in spirali di violenza, chiusure e rifiuti, spesso con il drammatico epilogo della morte.
Il nostro Santo Patrono ci aiuta a cogliere e accogliere il cuore del Vangelo, il comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, il paradosso, la buona follia del Kyrie eleison pregato, gridato e incarnato.
La vita di San Nicola è, come ben sappiamo, caratterizzata dalla sua preghiera. Conosciuta come preghiera del cuore, risponde al comando ripetuto tante volte nella Bibbia di pregare in ogni situazione della vita, sempre, continuamente (in 1 Tess 5, 17 San Paolo invita la comunità a pregare senza interruzione; Rm 12, 12 invita ad essere perseveranti nella preghiera; in Lc 18, 1 Gesù stesso racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi). I nostri anziani sono stati fedeli a tutto questo con la pratica delle giaculatorie. Sono quelle preghiere brevi, come lanciate verso il cielo, ripetute continuamente nel corso della giornata, anche durante le faccende domestiche o quando si è presi dai vari impegni quotidiani, con lo scopo di tenere desta la consapevolezza di stare davanti a Dio perché Dio sta davanti a noi, sempre, non ci abbandona mai, si prende cura di noi, ci sostiene, ci vuole bene. La preghiera del Kyrie eleison è preghiera continua, preghiera del cuore.
L’origine di ogni realtà che ha esistenza, è l’amore, l’amore di Dio. Ognuno di noi è destinatario di questo amore che ci ha donato la vita. Un dono che continua a farci vivere. Un amore misericordioso che non ci abbandona mai, neanche quando decidessimo di allontanarci da Lui con il peccato. Ci aiuti, San Nicola il Pellegrino a comprendere che prima c’è bisogno di vivere con la consapevolezza che siamo debitori gioiosi e convinti, sereni e timorati nei confronti di Dio, della vita, dei fratelli e sorelle, soprattutto i più poveri, e per loro siamo chiamati a donare quello che siamo, ad essere generosi e gratuiti per davvero e non solo in apparenza e poi, solo poi, come dice Gesù nel Vangelo, possiamo essere suoi veri discepoli, seguirlo e testimoniarlo.
Auguro ai tanti che leggeranno il volume di don Natale Albino, di vivere la stessa esperienza che il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle cause dei santi descrive nella prefazione: nell’approfondire la figura di San Nicola “è accaduto che alla curiosità abbia inizialmente fatto seguito l’interesse e poi, all’interesse, la passione: tale il fascino che emerge dalla storia di questo giovane pellegrino …”.
Ad ogni passo della nostra vita terrena, ad ogni battito del nostro cuore, curiosità, interesse, passione e fascino per il giovane Nicola il Pellegrino, ci aiutino a vivere, nella preghiera del cuore e nella testimonianza del pellegrinare, il paradosso e la follia del Kyrie eleison.
+ Mons. Leonardo D'Ascenzo
