Il porto di Trani resterà prevalentemente turistico, ma difficilmente potrà avere quella che, forse ancora per poco, si chiamerà darsena comunale.
Lo ha approvato il consiglio comunale a maggioranza con 22 voti favorevoli (Bottaro, Tommaso Laurora, Marinaro, Patrizia Cormio, Avantario, Cuna, Di Tullo, Mannarizio, Ruggiero, Parente, Loconte, Befano, Savino Cormio, Corrado, Biancolillo, Topputo, Cirillo, di Gregorio, Mastrototaro, Erika Laurora, Corraro, Scialandrone) e 5 contrari (Palumbo, Di Leo, De Toma, Centrone e Ferri).
Il provvedimento nasce per il fatto che la scadenza della concessione comunale è fissata al 31 dicembre 2024 e che dopo di questa va comunque «assicurata una infrastruttura portuale - si legge in delibera - che garantisca i necessari i servizi per l'ormeggio di imbarcazioni da diporto nautico ed in transito».
Pertanto il consiglio comunale dà atto del fatto che «per il servizio di approdo turistico non ricorrono le condizioni legislative per riservare all'amministrazione comunale (e di conseguenza ad Amet, ndr) la gestione del servizio, tenuto conto che il mercato è nelle condizioni di assicurare la soddisfazione dei bisogni degli utenti con livelli di efficienza ed efficacia più elevati rispetto a quelli oggi in essere, anche alla luce dei rilevanti investimenti necessari al rinnovo delle infrastrutture ed alla mancanza di risorse finanziarie ed anche tecnico amministrative all'interno dell'ente».
Vani gli appelli della minoranza a rinviare il provvedimento di almeno trenta giorni, per costituire una commissione ad hoc che potesse elaborare una soluzione alternativa tale da salvare Amet: il dirigente dell'Area urbanistica, Andrea Ricchiuti, ha fatto sapere che potrà solo eventualmente recepire eventuali novità legislative, provenienti dal governo nazionale in direzione di una eventuale proroga delle concessioni demaniali al 2033, solo entro l'aggiudicazione di una gara che in ogni caso dovrà emanare.
Il sindaco, Amedeo Bottaro, è apparso a quanto fatalista: «Tutti le abbiamo provate tutte, ma è un dato di fatto che i tempi sono cambiati. Oggi non siamo più oggettivamente in grado di sostenere un investimento così oneroso come quello di un porto turistico che funzioni davvero».
Tradotto in soldoni, il porto di Trani potrebbe rilanciarsi ma, ove ciò dovesse avvenire, sarà per mano dei privati.

