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Pfm emoziona cantando Faber con Di Cioccio frontman senza età. Piazza Manfredi parco della musica?

Ore 21.22. Franz Di Cioccio entra agitando le bacchette, ma il batterista non è lui, che invece è il cantante. Non imita in alcun modo De André e canta secondo le sue corde, rispettando al massimo Faber.

Signore e signori, benvenuti a Trani, in piazza Re Manfredi, e benvenuta alla Premiata forneria Marconi che canta Fabrizio De André.

Vezzo? Esercizio di retorica? Assolutamente no. Sono trascorsi 25 anni dalla morte di Faber e 45 dagli storici concerti di lui con la Pfm, che fusero con una chimica magica due mondi musicali che parevano agli antipodi.

Di Cioccio e la sua attuale formazione aprono con Bocca di rosa, proseguono con La guerra di Piero e scaldano il pubblico con Andrea.

Durante l'esecuzione di Un giudice si ode dalle retrovie il canto perfetto a memoria di alcune spettatrici nel folto pubblico dall'età media altina. I teenager erano tutti da Clementino (stessa rassegna di concerti), qualche giorno fa a Bisceglie.

Il movimento sulle sedie aumenta ma, come sempre, il pubblico di Trani ha paura di lasciarsi andare. Ed infatti, durante l'intensa ballata di Rimini, le file ondeggiano da destra a sinistra mostrando in ogni caso trasporto e partecipazione.

E nel frattempo si apprezza la «ventilazione inapprezzabile» (cit. Sandro Ciotti) di una piazza Re Manfredi tornata luogo di concerti. Vi mancavano dai tempi del primo Raf e, soprattutto, dello storico Dalla-Morandi del 1988, il cui palco era però più opportunamente collocato dalla parte opposta.

In ogni caso, una scelta condivisibile del Rush festival (che contiene questo ed altri cinque eventi fra Trani e Bisceglie) e spiana la strada alla futura, totale pedonalizzazione della piazza, che potrebbe così diventare il parco naturale della musica.

Intanto scorrono le intense sonorità di Giugno '73, che l'anno prossimo compirà 50 anni ma appare ancora di straordinaria attualità.

Persino più di mezzo secolo ha La buona novella, album straordinariamente visionario che il cantautore diede alle stampe nel 1970, e con L'infanzia di Maria la Pfm torna a scandire il ritmo a lei più congeniale, quasi vicino al prog rock.

Ormai il concerto è totalmente decollato. Il ritorno di Giuseppe e La canzone dell'amore perduto riscuotono applausi a scena aperta, alla pari de I dieci comandamenti.

Di Cioccio passa alla batteria quando arriva il momento de La canzone di Marinella, questa volta suonata con la voce di Faber riprodotta magicamente in pubblico, e che la band accompagna. La regia sceglie di non proiettare alcuna immagine di lui sulla scena: l'obiettivo, raggiunto, è che il pubblico si concentri sulla voce e si emozioni.

Ma l'apice della serata arriva con Volta la carta, aperta e chiusa dalla licenza di un «Branca branca branca» scandito con il pubblico, ma anche da una sincera dedica della band, per bocca di Franz, al grande Fabrizio.

Con questa esecuzione si arriva al grande rettilineo finale, caratterizzato dall'apoteosi di Pescatore e, dopo l'apparente conclusione del concerto, l'invocato rientro in scena per riproporre almeno due pezzi esclusivamente targati Pfm.

Di Cioccio, rigorosamente alla batteria, scandisce il tempo irrefrenabile di È festa e, immediatamente dopo, un magico minuto esclusivamente strumentale con la magia del suono dell'organo Moog per Impressioni di settembre (video allegato). In entrambe le occasioni il pubblico è in piedi e balla come è giusto che fosse. Peccato non avere ascoltato La carrozza di Hans, unico rimpianto di una serata in ogni caso magica.

Crediamo che Di Cioccio sia il frontman di quella generazione oggi più in forma di tutti, a dispetto dei suoi 78 anni: complimenti a lui e a tutti i musicisti che lo affiancano e gli rendono la vita ancora più facile.

Anche il violinista Lucio Fabbri era nella formazione quando affiancò De André, ma dei fondatori della Pfm, escluso Franz, non c'è più alcuno. Ciononostante, se ne sono accorti davvero pochi.


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