Un pubblico di qualità, che ha fatto del silenzio il miglior applauso, si è visto trasportare in una storia, "L'amore uguale", scritta da Riccardo Filograsso , un racconto non tanto immaginifico, ma drammaticamente di attualità visto che si confronta con i temi della violenza di genere, dell'autodeterminazione, dell'identità e dell'amore, che in forme diverse, sfida le convenzioni. Il monologo, straordinariamente interpretato da Agata Paradiso, ma che brava, e scandito dalla maestria musicale di Vince Abbracciante, già definito dal Dizionario del Jazz Italiano la "stella nascente della fisarmonica in Italia", se ha avuto la finalità di aprire la mente dello spettatore a considerazioni che fossero lontane dai pregiudizi sociali ai quali un pò tutti siamo incatenati, se l'obbiettivo era questo, lo possiamo affermare è stato raggiunto grazie ad un testo che non ha fatto sconti sia nei contenuti tematici e ne tantomeno nel crudo linguaggio a volto crudo ma vero. Agata Paradiso ha saputo trasmettere tutta la drammaticità del personaggio, ci è riuscita con una interpretazione di alto livello: lo ha fato con la voce, utilizzando i registri timbrici che le sono più consoni, lo ha fatto con la espressività del volto e le posture del corpo spesso nevrotiche, ma anche morbide quando ha parlato, con delicatezza, della scoperta dell'amore verso il proprio stesso genere. "L'amore uguale - ha affermato l'autore Riccardo Filograsso - è la narrazione di quello che dovrebbe essere davvero l'amore, cioè qualcosa che non deve essere mai incasellato e ne predefinito, che non deve appartenere ad alcuni ed altri no".




