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Dario Agrimi si supera e scuote Andria con «Madre natura»

In una nota trasmissione televisiva una donna avvenente in abiti succinti, seduta in cima ad un trespolo sulla sommità di una scalinata, viene chiamata «Madre natura». Ad Andria Dario Agrimi ha intitolato allo stesso modo, ma in evidente contrapposizione, una sua installazione (silicone, resina e materiali vari) costituita da una bambina molto probabilmente in lacrime, con il volto fra le mani, su una montagna di macerie.

SHOCK ARTISTICO IN PIAZZA

È l'immagine shock che anche quest'anno il valente artista di Trani ha regalato al pubblico in occasione del festival Castel dei mondi, nelle cui ultime edizioni un'opera dello stesso Agrimi accompagna la manifestazione in piazza Catuma. E mai come quest'anno l'artista tranese sta impressionando i passanti che inevitabilmente, nel luogo di maggiore ritrovo e condivisione della città federiciana, incrociano l'opera, la osservano, si interrogano, discutono e magari anche polemizzano. Ma stavolta c'è davvero poco da scontrarsi intorno ad un messaggio che penetra lo spettatore e, inesorabilmente, lo emoziona.

Gli organizzatori della manifestazione, nel presentare l'opera sulla loro pagina ufficiale, hanno scritto semplicemente: «Silenzio». L'artista, invece questa volta ha scelto di parlare ed offrire la sua lettura dell'opera che pure, a ben guardare, può essere tutt'altro che univoca sebbene le parole vengano proprio da chi l'ha realizzata.

«ABBIAMO STRAVOLTO TUTTO»

Agrimi, in particolare, sembra puntare dritto verso il progressivo, inesorabile sgretolamento del pianeta, probabilmente anticipato dal Golem dello scorso anno: un uomo possente e decadente che perdeva pezzi di sé giorno dopo giorno. «La storia insegna, ma noi non impariamo - è la premessa dell'artista -. La natura ci accoglie ma noi, ospiti maleducati, la mettiamo a soqquadro. Figli indisciplinati e iperattivi dell’evoluzione biologica, con i nostri presuntuosi pollici opponibili, costruiamo il nostro mondo e imponiamo la nostra visione. Abbiamo architettato nidi sempre più complessi e meno integrati nell’ambiente. Abbiamo scavato, estratto, prosciugato, allagato, spianato. Abbiamo sradicato per farci spazio, cancellati i luoghi non sono rimasti che posti. Abbiamo invertito le posizioni da assumere».

Dunque un rapporto stravolto con la natura, nei confronti della quale «minimizziamo il nostro impatto come individui. Disinteressati a cosa troveranno coloro che ci succederanno - osserva Agrimi -, fingiamo che la singolarità delle nostre scelte, delle azioni e delle conseguenze dei nostri comportamenti, si diluirà nella responsabilità globale della specie. La storia dovrebbe insegnarci il valore relativo di quello che nel presente riteniamo importante. La natura ci insegna il valore assoluto - e la conseguente responsabilità – di ciò che giornalmente diamo per scontato, del nostro posto sulla terra. Madre Natura è un monito per l’odierno e per il futuro. Le macerie e i calcinacci sono la nostra storia, il lascito di culture e architetture disgregate, un cumulo di inutile memoria. La natura, giovane potenzialità femminea, nel frattempo, si dispera della nostra visione miope di ciò che ci circonda».

LA MOSTRA DI TRANI

Nel frattempo, da qualche giorno, Dario Agrimi ha chiuso a Trani, nel Palazzo delle arti Beltrani, la non meno pregevole esposizione multimediale e multisensoriale «Mea culpa», oggetto dell'interesse (in un mese e mezzo) di circa 700 visitatori ufficiali, la maggior parte dei quali hanno rilasciato sul libro degli accessi messaggi, recensioni e qualunque cosa volessero, nell'immediatezza dell'uscita dalle sale, scrivere all'indirizzo dell'autore.


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