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Dialoghi di Trani, Ranucci: «La libertà di stampa è un diritto inalienabile». L'intervista

Per "I Dialoghi di Trani" giunta alla XXIII edizione, quest'anno il tema scelto è "Accogliere" declinato nella più ampia formulazione, in Piazza Quercia, lo scorso 19 settembre, due volti iconici e pluripremiati del giornalismo televisivo come Sigfrido Ranucci, prima giornalista di inchiesta a RaiNews24, poi autore e conduttore della trasmissione Report (Rai3) e Giovanna Botteri, già corrispondente Rai dai fronti “caldi” come ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, e poi dal 2007 dagli Stati Uniti, Pechino e infine Parigi. Il tema che i due grandi giornalisti hanno affrontato è stato quello della libertà di informazione e libertà di stampa. “L’informazione è un bene pubblico” ha ricordato l’UNESCO nella giornata della libertà di stampa e l’informazione libera nasce quando è garantita l’indipendenza dei media; ha moderato, con stile, l’incontro il giornalista Domenico Castellaneta, responsabile della redazione di Repubblica Bari.

https://youtu.be/J6hwn46uDZQ

Qui di seguito l'intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci:

Esiste ancora la libertà di stampa? Certo che esiste la libertà di stampa, è un valore inalienabile dell'uomo e credo che sia un requisito fondamentale per far funzionare un Paese. Dobbiamo difenderla perchè ogni tanto qualcuno tenta di attaccarla. C'è tutta una serie di leggi, leggi che impediranno a chi fa giornalismo di rendere consapevole la popolazione, (ad esempio) di dare i nomi che sono all'interno di una ordinanza di custodia cautelare in nome della sua presunzione d'innocenza, io sono (chiaramente) per la presunzione d'innocenza ma con (tutelata) da una maggiore informazione, perché il segreto può diventare un arma di ricatto. Poi (come non pensare alla possibilità del) carcere per i giornalisti che pubblicano notizie illecitamente raccolte, a me viene difficile pensare ai colleghi che siano degli spacciatori o dei recitatori di informazioni, viene più semplice pensare a tutti quei colleghi che invece hanno esercitato con i consorti di giornalismo investigativo, (pensate che) in America premino con il Pulitzer Prize in Italia c'è il carcere dei colleghi. Un fatto non ha colore politico, non ha un padrone, appartiene all'opinione pubblica, se di interesse pubblico va dato. L'unica discussione che si può fare è se un fatto, è realmente accaduto o no? Interessa al pubblico o no? Cambia la qualità della vita oppure no? Questa è l'unica valutazione che va fatta.

Le fake news sono un problema e l'omissione dell'informazione? L'omissione dell'informazione da parte dei giornalisti è il tentativo dell'autocensura, perché magari si pensa di prendere una scorciatoia, però noi dobbiamo avere davanti a tutto un codice deontologico, sapere che il nostro editore di riferimento fa un servizio pubblico, che è il pubblico che compra il giornale. Io credo che la RAI sia, nonostante tutto, il luogo ideale per poter fare un certo tipo di giornalismo e devo dire che nonostante, tranne un'occasione che poi ho raccontato anche nel libro, io non sono stato mai censurato in RAI. (Bisognerà fare attenzione) al cosiddetto pluralismo (quando) il pluralismo significa infilare di volta in volta chi pensa come vuole che si pensi il Governo. Allora, a seconda delle stagioni, tu non hai l'indipendenza, che è una cosa diversa, che invece è un requisito che va chiesto e va preteso dal giornalismo, dal servizio pubblico.


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