Sono iniziati i lavori di recupero e ripristino del monumento lapideo di piazza Garibaldi, a cura dell'impresa Mures restauri di Alessandro Zagaria, di Barletta, per un importo di 7.400 euro rispetto ad uno progettuale di 9.300. L'intervento, da un progetto dell'architetto Patrizia Memeo, avviene sotto la stretta osservazione della dottoressa Maria Luisa De Toma, restauratrice di beni culturali.
Il monumento, realizzato dallo scultore tranese Antonio Bassi (1889 - 1965) tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, in pietra di Trani e breccia composta da clasti di calcareo di pietra e legante argilloso, si trova in uno stato di indebolimento strutturale.
Nei diversi sopralluoghi si è accertata la presenza di alcune lesioni strutturali che avrebbero potuto comprometterne la stabilità, con conseguente distacco di alcune parti di pietra.
Per pubblica sicurezza l'Ufficio tecnico aveva provveduto in tempo utile a recintare l'area con transenne e nastro segnaletico. Successivamente, contattata la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Foggia e Bat, si è convenuto il tipo di restauro da effettuare e la sua direzione.
«È un monumento meraviglioso che ha una grande caratteristica - sottolinea l'assessore all'arredo urbano, Cecilia di Lernia -: vi si identificano non solo i residenti di questo meraviglioso quartiere ottocentesco, ma tutti coloro che vi hanno abitato pur avendo poi cambiato quartiere, ma si sentono sempre "i ragazzi di piazza San Michele"».
L'opera del Bassi in questione si segnala «per il motivo dell'anfora, "tipico decoro delle fontane erette in epoca fascista" - scrive citando la storica dell'arte Christine Farese Sperken Lucia Rosa Pastore in "Antonio Bassi", uscito nel 2018 per i tipi di Adda editore, con fotografie di Ruggiero Piazzolla -, riproposto anche nella fontana in piazza Garibaldi, questa volta accostato a vanga e fasci di spighe, ulteriore omaggio alla terra nativa».
Della messa in sicurezza del monumento si occupò proprio il Giornale di Trani a giugno 2023, con un articolo di Antonello Bovio che fotografò all'epoca lo stato dei luoghi presupponendo che, da lì a poco, sarebbe iniziato il restauro: abbiamo dovuto attendere oltre un anno.
