«Ottimo confiscare beni e devolverli alla comunità, ma una comunità omertosa non aiuta ad invertire la tendenza». Così don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, tornato ieri mattina a Trani in occasione di un incontro pubblico presso la comunità Controvento di Oasi 2, fresca di un accreditamento regionale che le permetterà di aumentare e migliorare i servizi che già da anni rende alla collettività.
E contro vento si va anche nel rapporto con una mafia tutt'altro che morta. Don Ciotti, prima del dialogo pubblico con il procuratore di Trani, Renato Nitti, non ha esitato a riaffermare quella che è molto più che una sua percezione: «Se parliamo di mafia da 170 anni è perché è sempre viva - ammette il sacerdote più socialmente impegnato d'Italia -, e l'ultima mafia che abbiamo creduto di sconfiggere sarà sempre stata la penultima. Il livello dell'omertà? Ancora alto, anche se la chiamerei più superficialità, quella di tutti noi che siamo passati dalla percezione del crimine mafioso a quella del crimine normalizzato e basta».



