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Pale in mare anche davanti a Trani, primo ricorso al Tar per farle girare

Da una parte i progetti che si moltiplicano, dall'altra i primi ricorsi al Tar per farli concretizzare puntando sul silenzio assenso delle pubbliche amministrazioni. Così l'eolico marino cerca di prendere forma al largo della Bat, e non solo, attraverso le contestuali azioni progettuali da un lato, e legali, dall'altro, intraprese dagli operatori interessati.

BARIUM DAI GIUDICI

In particolare la società Barium bay ha proposto ricorso al Tar Puglia contro il Ministero dell'ambiente e sicurezza energetica, la Commissione tecnica Pnrr-Pniec, il Ministero della cultura e (come contro interessati) 12 comuni, per «la declaratoria della illegittimità del silenzio inadempimento serbato dal Ministero dell'ambiente sull'istanza presentata dalla società barese il 14 agosto 2023.

La Barium bay, in quella circostanza, aveva presentato il procedimento di valutazione di impatto ambientale ai sensi di legge, relativo al progetto di un parco eolico offshore per la produzione di energia elettrica da fonte eolica nel mare Adriatico meridionale, costituito da 74 aerogeneratori di potenza unitaria di 15 megawatt, per una potenza complessiva di 1.100 (incluse le opportune opere di connessione alla rete terrestre nazionale) da realizzarsi di fronte ad un tratto di costa compreso fra i comuni di Vieste e Monopoli.

Al Tribunale amministrativo pugliese la Barium chiede oggi di «esercitare il potere sostitutivo previsto per legge, in mancanza del parere rilasciato da un ministero che non avrebbe concluso il procedimento entro i 90 giorni previsti dal rilascio del provvedimento redatto dalla Commissione tecnica Pnrr. Il parere, riferito nel ricorso come favorevole, era stato rilasciato il 27 giugno 2024 e si sarebbe quindi consolidato, a fronte della presunta inezia ministeriale, il 27 settembre scorso.

IL «CASO BARLETTA»

Da qui il ricorso al Tar, che coinvolge anche ben 12 comuni costieri contro interessati dal progetto (il Comune di Trani ha già dato mandato al suo ufficio legale di resistere nel giudizio), alcuni dei quali avevano già manifestato contrarietà alla prospettazione della Barium Bay.

Fra questi, soprattutto, la civica amministrazione di Barletta, città più direttamente coinvolta nella realizzazione dell'intervento poiché le opere di terra si prevede passino attraverso il suo territorio comunale.

Più nel dettaglio, il sindaco Mino Cannito lamentava il presunto impatto di cavidotti e linee aeree, dagli scavi fra sottoservizi già esistenti fino all'ingresso di tralicci in aree agricole ubicate anche a Trani ed Andria. Osservazioni parzialmente ostative erano giunte anche da Arpa Puglia e Comune di Molfetta.

La Barium bay aveva fatto sapere di essere al lavoro per superare tali criticità, che peraltro non riguardavano le opere in mare. Il progetto definitivo le avrebbe rimosse ed allora, oggi, ecco l'azione legale per fare consolidare a proprio favore la presunta inerzia di chi si sarebbe dovuto esprimere e non l'avrebbe fatto.

IL CAVIDOTTO COMUNE

Sono già almeno 15 in circa tre anni, alcuni dei quali rielaborati in corsa, i progetti di eolico marino che passano dalla Bat. Di questi, almeno un terzo prevedono il punto di approdo a terra del cavidotto a Barletta, per giungere da lì alla rete di trasmissione nazionale Terna, ad Andria.

In altre parole, il proliferare delle richieste comincia a determinare sempre maggiori problemi di coesistenza fra esse e, probabilmente, interferenze e conflitti che andranno risolti ammettendo alcuni ed escludendo altri, ovvero mutandone i progetti.

CAMBIAMENTI IN CORSA

Si potrebbe anche leggere così, quindi, il fatto che la società Maxima energia, di Bari, abbia riproposto, ridimensionandolo, il suo progetto «Owf2» nello stesso specchio acqueo, prevedendo 65 e non più 76 aerogeneratori, per un decremento della potenza da 1140 a 975 megawatt.

La proposta è stata presentata al Ministero delle infrastrutture e trasporti, e segnatamente alla Capitaneria di porto del compartimento marittimo di Barletta, che alla stessa Maxima a novembre 2023, in risposta al suo primo progetto, aveva fatto sapere che si presentava «parzialmente sovrapposto a quello già proposto da altra società».

Ebbene, oggi lo scenario sarebbe persino peggiorato rispetto alla prospettazione precedente. Infatti, la Guardia costiera fa sapere che il progetto Maxima «presenta interferenze tra l'impianto e i cavidotti dei progetti delle società Inergia, Nereus, Tramontana e Apeneste». In ogni caso la domanda è depositata, per le rituali osservazioni, fino al prossimo 5 novembre.

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