C'è grande voglia di cinema a Trani, e lo dimostra la sala del circolo Dino Risi, gremita sabato scorso in ogni ordine di posto per la proiezione in prima nazionale de «L'uomo che disse no», film diretto da Mirko Alivernini con protagonista principale Massimo Vanni, ospite graditissimo della serata.
La doppia notizia è che, insieme con la sala piena, tutti siano arrivati in perfetto orario: l'evento, previsto alle 18:30, parte alle 18:36 e la puntualità del pubblico sorprende positivamente Lorenzo Procacci Leone, fondatore del circolo, e Maria Grazia Filisio, presidente, che introducono serata, future attività del sodalizio ed ospite della manifestazione.
Non mancando di esprimere solidarietà alla Locanda del giullare per l'indecoroso furto subito nella notte che ha preceduto l'evento: appresa da poco la notizia, non è passata inosservata ed è parsa, a sua volta, un imprevisto ma connesso preludio ai temi del film.
La proiezione avviene in un silenzio surreale, fra l’apprezzamento di una qualità video pregevole (a dispetto del fatto che il film sia stato realizzato con un Samsung Galaxy s23 ultra intrecciato con intelligenza artificiale), un'ottima fotografia ed un sapiente montaggio.
Ma tutto questo passa in secondo piano rispetto alla straordinaria interpretazione di Vanni, che dismette quasi del tutto i panni storici dell'attore stuntman per vestire quelli del messaggero di emozioni.
Lui, arrivato a Trani improvvisamente afono e che una parola sì, e l'altra pure, si scusa con il pubblico per la voce persa, nel film spicca per una capacità recitativa impressionante che emoziona il pubblico rendendo quel silenzio ancora più vibrante.
Il meglio di sé Vanni lo offre in un dialogo-monologo che rappresenta il momento clou di un film girato in una Roma periferica e decadente nella quale bande di delinquenti, in grado di entrare e uscire dal carcere come da una porta girevole di albergo, spadroneggiano soprattutto a discapito degli ultimi.
E, fra questi, c'è il povero Alberto Gemma, nome del personaggio che Vanni interpreta. Alberto è un omaggio a Sordi ed suo «Borghese piccolo piccolo», il cognome al grande attore e amico, Giuliano Gemma. Vanni veste così i panni di un pensionato afflitto da solitudine, dolori procurati dalla vita, un accenno di Parkinson e difficoltà di sbarcare il lunario. Come non bastasse, arriva a gamba tesa l'incontro con malviventi che non fanno sconti.
Il resto lo si scoprirà su Amazon Prime, piattaforma su cui il film sarà molto presto disponibile. Ogni altro dettaglio, di cui si è piacevolmente conversato prima e dopo la proiezione, priverebbe lo spettatore del diritto di conoscere passo dopo passo lo sviluppo del film ed emozionarsi progressivamente, proprio come hanno fatto quelli in sala.
Bravo Alivernini nel suo percorso registico, davvero di qualità. Superlativo Vanni, che si appresta a festeggiare le 77 primavere giovedì prossimo, 31 ottobre. Certamente con molta più voce di sabato scorso e, in più, un'iniezione: non quella di un medico per guarire dalla raucedine, ma del calore che il circolo del cinema Dino Risi ed il suo pubblico gli hanno regalato in una Trani in cui si sente sempre più a casa.



