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Taglio pini, Legambiente: «Paghiamo assenza piano del verde»

Il taglio dei pini di Piazza Gradenigo quale “cronaca di una morte annunciata”, che per cittadini ed ambientalisti provoca una lacerante ferita al tessuto arboreo della città, non deve divenire strumento per una ormai svelata campagna elettorale tra fronti contrapposti a discapito di concrete politiche di piantumazione urbana. 

Risulta, infatti, pressoché inutile animarsi in costanza di una situazione di fatto ormai irreversibilmente compromessa, nel frustrante tentativo di salvaguardare alberi di pino la cui sorte è ormai segnata in conseguenza della errata manutenzione e dei continui capitozzamenti perpetrati per oltre 40 anni, che ne hanno minato lo stato di salute e la tenuta strutturale.

Legambinte Trani, costantemente ispirata nel proprio operato ad un principio di ambientalismo scientifico, già da mesi ha effettuato numerosi e accurati sopralluoghi e, con il suo insediamento, ha incontrato il nuovo agronomo in forza alla Città di Trani per comprendere le possibilità di un percorso strutturato e non più dettato unicamente dalla costante emergenza degli abbattimenti. Si è infatti richiesto all’Amministrazione di effettuare meno tagli possibili sul verde, ridimensionando il piano di abbattimento degli oltre 900 alberi previsti e, piuttosto, di riallocare risorse in favore della piantumazione di altre specie. In tale ottica anche quanto a piazza Gradenigo, dal lato del chiosco, non oggetto di progetto di riqualificazione,  non tutti i pini saranno rimossi, ma vengono pianificate, seppur tardivamente, potature di mantenimento.

Naturalmente non ci si può accontentare di interventi palliativi e si richiede un urgente stanziamento di fondi dedicati alla ripiantumazione di specie autoctone e idonee per l’ambiente cittadino, con un adeguato dimensionamento delle formelle e dello spazio a disposizione degli alberi (al contrario di quanto accaduto e  nonostante le raccomandazioni, con le nuove piantumazioni fronte Plesso Scolastico Baldassarre), onde favorirsi l’attecchimento e ridurre così i costi di manutenzione nel lungo periodo.  Non è possibile rischiare nuovamente una situazione errata che, tra 20 o 30 anni, condanni il verde urbano e i cittadini ad una nuova stagione di abbattimenti come sta accadendo oggi, proprio a causa di oltre 40 anni di mancata pianificazione ed errata gestione.

Un auspicabile piano del verde avrebbe consentito, per tempo e con maggiore raziocino di impiegare fondi destinati alla riqualificazione del lato di piazza Gradenigo adiacente alla chiesa per consentire l’acquisto e la messa a dimora di nuove piante anche nel fronte opposto (ovvero sul lato del chiosco). Piantumare esemplari più giovani, se non offre una immediata visibilità come l’allocazione di piante già adulte, facilita tuttavia il radicamento, riduce i costi di irrigazione e manutenzione e consente di liberare risorse da impiegare nell’acquisto di specie adeguate da piantumare.

I tempi della natura non coincidono con i tempi dei mandati o delle campagne elettorali, nel rimprovero ai fronti contrapposti di non preoccuparsi in realtà dello stato di salute attuale e futuro del verde urbano, ma di ricercare sempre e comunque una visibilità che Legambiente, al contrario, non cerca operando costantemente e concretamente per la tutela dell’ambiente e dei cittadini. 

In tal senso, come ogni anno ritireremo dal vivaio forestale dell’Arif nella Foresta Mercadante di Cassano giovani specie arboree che con i giovanissimi cittadini della città, lunedì 18 novembre, in occasione della Festa dell’albero, volontarie e volontari saranno a piantumare presso gli istituti scolastici Petronelli, Collodi e Cezza. In tale ottica di attività di studio, monitoraggio e interazione con le forze politiche anche per accelerare la promulgazione dell’urgente ed indispensabile regolamento del verde, proseguono anche le attività pratiche di Legambiente coinvolgendo mediante percorsi di PCTO (alternanza scuola lavoro) studentesse e studenti del Liceo Classico de Sanctis. Si investe nella formazione di cittadini attivi e di una rinnovata e consapevole classe dirigente per la cui maturazione ed attecchimento è necessario, come per gli alberi, un lavoro intenso ed un lungo e coerente cammino, che vada al di là degli spot da campagna elettorale.

Spot elettorali che vedono gli Usa accingersi ad uscire nuovamente dagli accordi di Parigi ed, in Italia, città metropolitane come Milano, aver perso l’occasione di piantumazioni forestali urbane offerta dagli obiettivi e dai fondi stabiliti dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza semplicemente per la mancata disposizione di spazi adeguati

In tal senso e per non trovarci impreparati all’impiego di fondi per riallocazioni di verde e forestazioni urbane, invitiamo l’Amministrazione ad identificare nuove aree urbane per le piantumazioni, anche nel rispetto del normativa sui nuovi nati, e, qualora gli spazi pubblici non siano sufficienti, a favorire e vincolare piantumazioni in terreni privati, fermando inoltre la cementificazione indiscriminata che vede garantita nel  PUG la possibilità di nuovi villini e svettanti grattacieli, magari con annessa “pista di pista di atterraggio per elicotteri”, che, oltre che pregiudicare lo skyline urbano e riempire le tasche dei costruttori, nulla invece aggiungono dal punto di vista della qualità di vita per i cittadini.

Tale previsione, oltre a creare fondamentali polmoni verdi per la città risulta essere fondamentale per la mitigazione del rischio idrogeologico, senza dimenticare i frequenti eventi estremi che stanno flagellando la nostra nazione anche in questo momento.

Nella necessità di individuare celermente soluzioni alternative e di contrasto all’adattamento climatico vanno individuate aree idonee urbane e periurbane dove gli alberi piantumati possano trovare un habitat confacente e godere di una effettiva ed autonoma tutela non più sacrificati alle esigenze di una città sempre più cementificata e gentrificata. In tal senso è ormai necessario che nei contratti ed appalti di piantumazione siano inserite clausole di salvaguardia tali da impegni la ditta incaricata nel garantire l'irrigazione e l’attecchimento per il periodo iniziale e l’obbligo a sostituire le piante non attecchite entro 30 giorni dall’accertamento, o nel primo periodo agronomico utile, fornendo un albero equivalente o di valore superiore. Tale misura garantirà che l’investimento nel verde cittadino sia efficace e duraturo ed evitare i tanti errori, come commessi negli ultimi anni, ad esempio, nel parco delle Tufare o nella Pinetina di Via Andria.

Cristina Monterisi - Legambiente Trani


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