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Pug e comparti, Fdi: «Ridisegnarli solo con regole certe, altrimenti è anarchia»

Il Piano Urbanistico Generale, dopo circa quindici anni dalla sua entrata in vigore, sicuramente necessita di opportuni “adeguamenti”, ma gli ultimi interventi urbanistici rischiano di privare la collettività di servizi necessari e creare situazioni discriminatorie fra i proprietari dei suoli.

Giova ricordare che il Pug aveva introdotto il concetto dei comparti per garantire l’urbanizzazione nei quartieri meno centrali e assicurare a tutti i proprietari delle varie aree un regime di perequazione che garantisse ad ognuno, indipendentemente dalla posizione nell’ambito del proprio comparto, gli stessi diritti edificatori: un proprietario di un terreno intercluso, grazie alla risoluzione urbanistica del comparto nella sua interezza, poteva comunque ricavare dal suo suolo, nel rispetto dei parametri urbanistici, un valore edificatorio, mediante la risoluzione delle urbanizzazioni primarie e secondarie dello stesso comparto. Da qualche tempo però assistiamo a numerose richieste di riperimetrazione, di dimensioni via via sempre più piccole, che rischiano di minare i principi posti a base del PUG.

Ad esempio, se da un comparto di circa 20 ettari si va a stralciare una parte di suolo non superiore a 1 ettaro, che magari è posizionato su strade già esistenti, il proprietario del suolo oggetto di riperimetrazione, privilegiato dalla posizione, ne trarrebbe vantaggio per minori costi di opere di urbanizzazione, che avrebbero dovuto essere al servizio di tutto il comparto e non solo di alcuni, mentre i proprietari dei suoli retrostanti si ritroverebbero dei “relitti” di suoli, di scarso valore. Così si determinerebbe un triplice danno: suoli abbandonati e oggetto di degrado, mancata realizzazione di servizi per la collettività e una discriminazione fra proprietari “più fortunati” e proprietari “meno fortunati”. Preme poi ricordare che tutti i proprietari dei suoli inclusi nel comparto edificatorio pagano la stessa aliquota IMU ma, a seguito di tali riperimetrazioni, non tutti avrebbero lo stesso reale valore edificatorio.

Alcuni comparti effettivamente sono piuttosto ampi, ma riperimetrazioni fatte senza regole né principi certi finiscono per sostituire al comparto, inteso come strumento di risoluzione urbanistica di un’area estesa, il diritto di edificazione in solitaria, togliendo alla città la garanzia di una equa ripartizione delle risorse urbanistiche e creando situazioni di discriminazione fra i proprietari dei suoli.

Pertanto, proponiamo all’amministrazione comunale di intervenire con urgenza dettando, dopo un confronto con tutte le parti interessate, criteri e parametri urbanistici certi (ad esempio la superficie del suolo in relazione alla presenza o meno, di urbanizzazioni esistenti) che stabiliscano a priori, indipendentemente dalle singole richieste e da chi le presenta, quali siano le norme attuative da utilizzare per poter esaminare le riperimetrazioni, ciò a tutela e garanzia di tutti.

Michele Scagliarini - Commissario cittadino Fratelli d'Italia Trani

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