Non di sola condotta sottomarina vivono le opere pubbliche connesse al depuratore comunale di via Finanzieri. Infatti, sempre da lì è destinato a partire un impianto di irrigazione dei campi utilizzati in agricoltura attraverso l'impiego delle acque reflue licenziate dallo stesso impianto di depurazione. Ma il percorso ha fatto registrare una brusca frenata nelle aule delle giustizia amministrativa.
Il procedimento comunale nacque nel 2017 grazie ad un finanziamento regionale di 7 milioni di euro. L'importo a base di gara era stato di poco più di 5 milioni di euro ed al bando, scaduto il 15 maggio 2023, risposero ben 78 operatori: la Pasquale Alò, di Monopoli, ne risultò aggiudicataria con un ribasso del 29 per cento, indicando un costo della manodopera di 568.000 euro a fronte di quello che, secondo le tabelle ministeriali, sarebbe dovuto essere di 717.000 euro.
La seconda classificata, la leccese Nuova Panelectric , dopo avere esercitato l'accesso agli atti, li impugnava contestando la mancata verifica dell'offerta della Alò con particolare riferimento alla non idoneità dei giustificativi da essa forniti rispetto al costo della manodopera. Il Comune di Trani confermava l'aggiudicazione dell'appalto alla Alò e ne discendeva il ricorso al Tar, deciso in favore della Np con il conseguente ribaltamento dell'aggiudicazione in suo favore.
La Pasquale Alò ha così proposto ricorso al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza del Tar, chiamando in causa come contro interessati il Comune di Trani e la stessa Np: la causa si è discussa lo scorso 3 ottobre e i giudici romani hanno trattenuto la decisione in vista di una sentenza che sono prossimi a depositare.
Di certo l'opera, a prescindere della burocrazia, non può più attendere per il bene di un'agricoltura finora fin troppo falcidiata dalle pesanti avversità atmosferiche.
