Annamaria Pasquadibisceglie, biologa specializzata in genetica e nutrizione, reduce da un doppio tumore al seno, ne è uscita e ha ricominciato a vivere una vita normale anche e soprattutto grazie ad una corretta nutrizione, associata ad una grande fede.
Fra cibo mirato e clisteri guarì progressivamente dalla malattia. Pensava di mangiare bene già prima di ammalarsi, eppure si ammalò. Così è nata l'idea di un libro, «Il dono della vita», presentato al circolo del cinema Dino Risi (introduzione di Maria Grazia Filisio, moderazione di Iolanda Peluso), per comprendere perché ci ammaliamo in maniera così diffusa e dare consigli.
Partendo dalle cause, l'autrice le individua in intossicazione e carenza di micro nutrienti, associata con l'eccesso di assunzione di zuccheri. E i consigli? «Innanzi tutto un cambio di stile di vita, riducendo ritmi e stress - ha detto l'autrice nel corso della presentazione del volume presso il circolo del cinema Dino Risi. Poi meno zuccheri e meno derivati animali. La carne? Alcune diete la consigliano, ma la carne di oggi non è più quella di ieri: va mangiata sporadicamente. Piuttosto, serve riso integrale bio, perché nutre correttamente i batteri intestinali buoni. E poi c'è anche il ruolo dei medici, che non possono fermarsi al solo aspetto farmacologico».
E gli apparentemente sani? E coloro che praticano più o meno regolarmente attività fisica? E coloro le cui analisi del sangue sono perfette? Devono sentirsi al riparo da sorprese o no? «Lo sono di più, ma anche loro, come ciascuno di noi, devono fare prevenzione primaria con quel cambiamento di stili di vita grazie al quale l'organismo reagisce correttamente contro virus, batteri ed altri agenti».
Siamo bombardati da pubblicità di diete e prodotti dimagranti, ma qual è la giusta via? Di cosa ci si deve privare? «Di tutto quello che non serve, dei cibi vuoti. Io sono per la dieta mediterranea vera, e poi ogni dieta diventa personalizzata».
Quanto ai fattori esterni, la dottoressa Pasquadibisceglie punta il dito sul verde che si riduce: «Più alberi e quindi più ossigeno. È banale, ma non lo si fa».






