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Elisa, Teresa e Raffaele: storie di giustizia lenta, segnali non colti e possibili coperture

Scomparsa nel 1993, ritrovata morta nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità nel 2010. Basta questo per dedurre quanto davvero incomprensibile sia stato il caso di Elisa Claps, la povera ragazza di Potenza uccisa in circostanze ancora non del tutto chiarite nonostante il responsabile della morte, Danilo Restivo, sia in carcere per essere stato riconosciuto colpevole sia del suo omicidio, sia di una donna londinese da lui uccisa nel 2002.

Di questo, e molto altro, si è parlato allo Sporting Club domenica scorsa nell’ambito della presentazione del libro dal titolo «Elisa Claps, indagine nell'abisso della chiesa della Trinità», dei giornalisti Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito, edito da Mavi. Ad aprire la serata il presidente del sodalizio, Nicola Amoruso.

Nel 2012 Restivo è stato condannato dal Tribunale di Salerno, con sentenza passata in giudicato, per la morte di Elisa, ma non per l'occultamento del corpo. Secondo Amendolara, «quello di Elisa Claps non è un caso di Potenza ma di un Paese nel quale la giustizia fa fatica. Il nostro libro si sforza di mantenere viva la memoria su questo caso e accendere i riflettori su tutto quello che non funziona come dovrebbe».

A detta dello stesso coautore, «bene ha fatto Libera a identificare Elisa Claps come vittima di mafia e di un sistema nel quale sia allora, sia oggi, si tende sempre a fare passare il messaggio distorto per cui le vittime se la siano cercata. Lo si disse anche per la stessa Elisa, che il chiacchiericcio popolare accostava di volta in volta a militari in servizio di leva nel posto. Di certo la sua storia è piena di tanti errori: il tempo perso nelle prime 24-48 ore; l'idea che si fosse allontanata volontariamente; il falso concetto secondo cui Restivo fosse solo un fessacchiotto».

I fatti hanno dimostrato l'esatto contrario, «ma ci dicono anche che probabilmente per lui fu impossibile fare tutto da solo - sottolinea Amendolara -. Così il nostro volume si sforza di ricercare chi abbia potuto aiutare Restivo e chi, soprattutto, abbia potuto coprirlo per ben 17 anni».E Di Vito, chiudendo le  considerazioni degli autori, ha fatto osservare che «ancora oggi nessuno ha formalmente chiesto scusa alla famiglia Claps».

Amoruso, introducendo la serata, aveva anche richiamato la morte violenta a Trani di Teresa Di Tondo, uccisa dal suo compagno poi suicida. Lo ha fatto in occasione della Giornata delle vittime di violenza, ma anche perché, in fondo, Elisa e Teresa di Tondo hanno avuto lo stesso tipo di approccio con i loro carnefici: avevano provato in tutti i modi ad ascoltarli, aiutarli comprendendone le difficoltà, ma purtroppo in cambio hanno ricevuto la morte. Ed allora, proprio a giudicare da ciò, la vera domanda diventa: si sarebbe potuto evitare tutto ciò?

Presente nel pubblico anche Felice Casale, papà di Raffaele, lo chef morto in moto il 16 agosto 2017 in via Martiri di Palermo. Si è pubblicamente sfogato parlando della malagiustizia e delle presunte omissioni nelle indagini intorno alla morte di suo figlio, che continua a professare «vittima di un sistema che non vuole riconoscere le vere cause della sua morte, tutt'altro che dovute a imperizia nella guida del mezzo».

Casale, però, ha avuto da autori e presenti il conforto, molto più che morale, rispetto al fatto che sia riuscito ad evitare più volte l'archiviazione definitiva dell'inchiesta e abbia portato davanti al Gup due imputati per concorso in omicidio stradale. «La strada è ancora lunga - ha commentato Amendolara -, ma forse la giustizia attesa farà davvero il suo corso».


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