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È nato il Centro speranza: «Al servizio del bisogno fra beni e accoglienza»

Abbiamo assistito all'inaugurazione ed intervistato diversi rappresentanti del Centro della speranza, aperto ufficialmente in via Superga 60, presso la ex sede della Chiesa evangelica di Trani, che offre supporto alla comunità del quartiere e cittadina.

Un grande slancio di generosità, ma si discute anche di collaborazione con il Comune e delle attività svolte, come il banco alimentare e la boutique solidale.

Il pastore Gigi Sciascia, in particolare, ha spiegato l'evoluzione del centro e l'importanza di coinvolgere la città. Si affrontano anche le sfide burocratiche e si invita alla donazione consapevole per garantire dignità alle famiglie bisognose.

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Pastore Gigi Sciascia, questa è stata la sede storica della vostra chiesa, ma oggi è una realtà veramente a servizio della città.

Sì, ma in realtà devo fare questa precisazione. La comunità è stata sempre al servizio della città e continua a farlo adesso in una nuova veste, più istituzionale, associativa, che ci permette di rispondere a dei bisogni in maniera anche più mirata. Prima lo facevamo in maniera estemporanea, cerchiamo di dare risposte al bisogno momentaneo, adesso ci siamo strutturati e quindi la sede storica della nostra comunità oggi diventa il centro della speranza, un luogo in cui persone, uso le virgolette, disperate, cioè che hanno un bisogno a qualsiasi livello, possono trovare una risposta al loro bisogno e quindi anche avere speranza per quello che riguarda il loro futuro.

Abbiamo già la sensazione che è un centro che intercetta davvero tanti bisogni. In tanti anni di presenza qui, ben 18 se non ricordiamo male, cosa effettivamente avete intercettato?

Bisogni di diverso tipo per fasce sociali ed età. Per esempio bambini e ragazzi che si ritrovavano spesso a giocare per strada: con loro avevamo avviato il laboratorio della speranza anticamera di questo centro. Oggi ci stiamo concentrando soprattutto su tre aree: banco alimentare; boutique solidale; centro d'ascolto. Abbiamo tanti progetti in cantiere, tanti sogni cui vogliamo dare risposta e vedere realizzati perché, ripeto, i bisogni sono davvero tantissimi.

Noi, forse in maniera erronea, potremmo dire che questo è un centro per il quartiere. Invece ci sembra un centro per la città, immaginiamo anche nella misura in cui chiunque possa, da qualunque parte della città, accedere qui e dare il suo contributo. Quindi è un punto di riferimento per avvicinare il centro alla periferia.

Non solo, il centro della speranza è un punto di riferimento del territorio. Noi già serviamo famiglie di Bisceglie, Barletta, Andria, oltre che di Trani, perché la nostra comunità da cui attingiamo un bacino di volontari considerevole, la comunità Pieno Vangelo di cui sono anche il pastore, è perfettamente inseruita nel territorio e raggiunge tutte queste famiglie. Il nostro desiderio è essere una luce, un faro, illuminare quest'area che secondo noi, che la conosciamo ormai da più di vent'anni, è un'area un po' buia, dove nessuno vorrebbe venire. Forse nessuno vorrebbe passare di qua per una passeggiata, noi speriamo e preghiamo che questo possa diventare invece un punto di riferimento per Trani.

Siete usciti da uno scenario di chiesa entrando in uno associativo molto vicino al commercio, quindi cambiano tante cose anche dal punto di vista della burocrazia. Quali problemi avete incontrato finora? Come li state risolvendo? Perché questa che sta nascendo, sebbene sotto forma di assistenza, è comunque una attività.

Attualmente nessun tipo di problema, perché stiamo attingendo e facendo leva su tutte le nostre risorse. La sede ci è stata data e in comodato d'uso proprio dalla missione di cui facciamo parte come Chiesa, quindi da questo punto di vista abbiamo avuto agevolazioni. Per quanto riguarda il tipo di risorse all'interno della struttura, non abbiamo dovuto chiedere aiuto a nessuno, quindi attualmente nessun ostruzionismo. Confidiamo però in un aiuto esterno: se dovesse arrivare ci avvarremo di questo, soprattutto per fare rete anche con altre associazioni perché ci rendiamo conto che il bisogno è tanto e da soli non possiamo ovviamente dare risposta a tutti questi bisogni.

L'ultimissima cosa. Molte delle cose che vediamo qui che sono in uno stato perfetto e sono cose che spesso vediamo abbandonate per la strada: qual è allora l'appello che possiamo lanciare tramite questa nuova realtà?

Noi sensibilizziamo tutti coloro che vogliono donare o liberarsi dei propri beni a fare una valutazione. Se avevate valutato di darli a un vostro parente, ma non lo avete o non potete farlo, allora pensate a tanti altri che ne hanno bisogno: datele a noi. Ovviamente c'è sempre un lavoro di filtraggio, di selezione molto accurata perché noi vogliamo dare dignità alle famiglie.

Quindi dalla speranza alla dignità.

Assolutamente sì: speranza, dignità e relazione, perché quello che cerchiamo di fare non è soltanto consegnare un bene, ma avere un rapporto con le persone, cercare di capire quello che c'è dietro un bisogno.

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Giuseppe Leone (titolare di Jsabel, ndr), questa realtà non nasce oggi, ma probabilmente nasce nel momento stesso in cui avete messo il piede fuori da questi locali come chiesa e vi siete detti che non li avreste dovuti abbandonare.

Infatti, ci tenevo tanto a questo a questo progetto e ci ho messo tutta la mia vita. Grazie alla nostra determinazione e all'amicizia di tanti oggi si è realizzato un sogno ufficiale, con un'associazione ufficiale. Qui è tutto fatto di doni e persone che dedicano del tempo per la gente che ha bisogno. Io sono un commerciante, non voglio fermarmi dopo la pensione e questo sarà il mio lavoro da pensionato. Aiutiamo le persone bisognose, siamo andati nelle case per fare a tutti che noi vogliamo aiutarli, abbiamo fatto i doposcuola, tanti progetti, mancava questo e finalmente partiamo.

E poi quali altri sogni avete nel cassetto?

Una chiesa di cui abbiamo presentato il progetto dieci anni fa, ma nessuno ci ha ancora risposto: 100 posti per dormire, 100 per mangiare, parco giochi, tutto per stare insieme. Il progetto è depositato al Comune e questa volta ho fiducia che si realizzerà.

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