Un rudere da anni inutilizzabile, sempre più impietosamente inguardabile e adesso persino pericoloso per la navigazione. Così lo specchio d'acqua intorno alla piattaforma galleggiante ormeggiata nel porto di Trani, e segnatamente nell'area della darsena comunale, è stato interdetto alle unità di navigazione con riferimento a transito, sosta e ancoraggio.
L'ORDINANZA
Lo ha ordinato il comandante della Capitaneria di porto di Barletta, Antonino Indelicato, con un provvedimento in cui convalida la richiesta dell'Ufficio locale Marittimo di Trani di interdire la navigazione intorno all'odierno relitto, mantenendosi ad una distanza non inferiore agli 8 metri a destra e sinistra della piattaforma galleggiante per un periodo di 30 giorni consecutivi.
Dunque l'efficacia dell'ordinanza, emanata lo scorso 8 novembre, è estesa fino al 7 dicembre e, durante questo mese, sebbene non sia espressamente scritto nel corpo del provvedimento, il Comune di Trani dovrà fare rimuovere il manufatto pericolante.
RIMOZIONE CONGELATA E BEFFA
Ma tale circostanza era prevista addirittura quattro mesi fa. Infatti, con una determinazione del 15 maggio scorso, il dirigente dell'Area urbanistica, demanio e ambiente, Andrea Ricchiuti, aveva accolto (in quanto più vantaggiosa) la manifestazione di interesse della società Cantiere navale di Michele Cappelluti, di Molfetta, di rimuovere la piattaforma galleggiante dagli ormeggi e portarla via, interamente a sue spese (offerta accordata di 2.500 euro) per poi rivenderne le parti e realizzarvi un utile. Da allora, però, nulla è accaduto.
E adesso il paradosso è che, mentre il Comune e la ditta incaricata non hanno fatto alcun passo avanti nel procedimento, adesso sono i naviganti a rischiare una sanzione espressamente prevista nell'ordinanza del comandante della Guardia costiera, qualora non rispettino le distanze disposte ai sensi del Codice della navigazione: oltre il danno, la beffa.
In altre parole, anziché liberare quella parte di specchio d'acqua portuale da un rudere galleggiante e pericolante, adesso la presunta inerzia della pubblica amministrazione si ribalta su diportisti e operatori marittimi, che rischiano di incorrere nelle sanzioni previste da ben tre articoli del Codice della navigazione.
DA RISTORANTE A RELITTO
La piattaforma galleggiante finora è stata oggetto di rimozione delle vetrate in plexiglass, ma non della copertura sovrastante. Si sarebbe anche dovuto sostituire il catenario, ormai gravemente danneggiato, non prima di averla trasferita dalla banchina di via Statuti Marittimi, ove è tuttora ormeggiata, a quella del molo Santa Lucia, presso la quale sarebbero dovuti avvenire i lavori, di cui era progettista e direttore degli l'ingegner Vito Sciruicchio. Ma si era nel 2020, arrivò il covid e non se ne fece più nulla.
La piattaforma galleggiante, nata negli anni '90 come semplice pedana per la sola accoglienza di barche da diporto, fu invece da lì a poco utilizzata in passato come ristorante, sala mostre e conferenze, servizi alla collettività. Poi l'abbandono ed il degrado.
A febbraio 2020 un'ispezione subacquea aveva accertato una evidente carenza di ancoraggi e la difficoltà operativa di procedere alla riparazione e/o sostituzione delle catene di ancoraggio, a causa della presenza di circa 80 centimetri di sedimenti sui corpi morti di fondo, nonché del diffuso stato di ossidazione degli attacchi sul perimetro metallico della piattaforma galleggiante. L'intervento veniva ritenuto urgente «per evitare danni alle imbarcazioni circostanti in caso di rottura delle ultime catene rimaste a vincolo della piattaforma». A dispetto dell'urgenza, sono trascorsi quasi cinque anni.

