TRA STRADE E STORIE…PILLOLE DI TRANESITA
VIA DE ROBERTIS Giuseppe
COLLOCAZIONE: tratto sito dal civico n. 234 di Corso V. Emanuele II sino al passaggio a livello. Già “Via Corato”
STORIA:
Giuseppe De Robertis nasce a Trani, nel 1909. Giovanissimo, si arruola nell’Aeronautica Militare ricoprendo il ruolo di pilota. Questa missione lo vede al centro della guerra contro l’Etiopia ove viene elevato a tenente. Il De Robertis, grazie alle sue abilità, si contraddistingue come ragazzo coraggioso ed abile negli intenti bellici. Il 29 maggio del 1936 egli precipita col suo caccia, durante un volo di ricognizione. Una Medaglia d’argento lo ricorda: “Pilota entusiasta ed appassionato si prodigava in arditi e numerosi voli di guerra, spingendosi nel cuore del territorio nemico, senza porre limiti alla propria abnegazione. Durante un ardito passaggio su un posto a terra, e seguito per favorire l’osservatore nello svolgimento della missione affidatagli, precipitava con l’apparecchio, immolando la sua giovane vita per la grandezza della Patria. Marcia su Gondar 27 marzo-9 aprile 1936 Cielo del Goggiam 29 maggio 1936”.
ANEDDOTI
Chiesa di S. Giuseppe: una cappella dedicata al “papà di Gesù” è già esistente nel 1600, nei pressi dell’attuale Via Mario Pagano (Palazzo Palagano). Nel 1942 Don Aldo Martucci è nominato parroco di S. Giuseppe, dall’Arcivescovo Petronelli. Provvisoriamente la comunità si raduna attorno alla mensa d’altare, nella stanza ricavata da una stalla, nei pressi della via verso Corato. Solamente il 13 luglio 1958 è collocata la prima pietra dell’erigenda nuova chiesa. L’impronta architettonica è firmata dall’Arch. Vincenzo Passarelli, romano. Il rito di benedizione e consacrazione avviene per mano dell’Arcivescovo Addazi, in data 27 novembre 1960. Con l’erezione della suddetta, l’omonima Confraternita qui si trasferisce cambiando collocazione, già esistente presso la rettoria di S. Andrea, ove attualmente è conservata la reliquia del Miracolo Eucaristico.
Area Lapietra: la strada confina con un terreno privato alla sua conclusione, incrociando il passaggio a livello. Questo agro è di proprietà della famiglia Lapietra. Originari di Palo del Colle (Ba), la stessa si caratterizza per il commercio di olio, grano e sansa. Un suo componente, Giuseppe, nel 1916 fonda la “Anonima Unione Industriale Olearia S.p.A.” che da inizio all’attività industriale in Trani. Grazie alle Ferrovie dello Stato, l’industria ottiene il privilegio di un binario che permetta l’arrivo di treni merci proprio all’interno della struttura ove avvengono le lavorazioni. Col declino economico, nel 1957 l’assemblea degli azionisti liquida la società permettendo l’affitto dell’oleificio a terzi. Nel ’73 la struttura è venduta al Dott. Sansone e nel 1988 le varie attrezzature interne. L’intera città ricorda questa grande famiglia che ha apportato in loco un grande successo economico, dato dalla risposta delle numerose famiglie che ivi vi lavoravano. La memoria torna alla famosa torre (ciminiera), demolita
BIBLIOGRAFIA
Giuseppe Giusto – “Tante strade, tanta storia”, Regione Puglia, 2003, p. 65;
Giuseppe Amorese – “Le cento chiese di Trani”, Capone Editore, 1992, pp. 55-56.
Raffaello Piracci – “Il Tranesiere”, 1985, XXVII, n. 6, p. 14;
UN GIORNO, UN ANNO: ALMANACCO DI TRANI
“…25 dicembre, è arrivato Natale!...”
STORICO:
A Trani, dopo la festività dell’Immacolata, è molto sentita la festività di Santa Lucia, il 13 dicembre. È un giorno carico di significato, segnato dalle antiche usanze popolari che vedono protagonisti l’ fanauve (falò) e calzaune (calzone, tipico rustico): simboli di un mondo contadino che affida all'ultima semina della stagione il buon auspicio per l’anno venturo. Non mancano i proverbi, moniti severi sulla semina e sull’avanzare delle giornate: “A Sanda Lecèie, ce nan si semenàte, dalle a le gaddeìne” ("A Santa Lucia, se non hai seminato dallo alle galline"). Questo è un momento che anticipa la festa, preparando le case a ricevere l'atmosfera natalizia, che culminerà nel giorno più atteso: il 25 dicembre. Alla vigilia, a mezzogiorno, compare nuovamente sulle tavole u’ calzaune prima di riunirsi in famiglia a tavola per la cena serale accompagnata, al termine, dai giochi della tradizione e dai tipici dolci, come le carteddàte. Il 26 dicembre, Santo Stefano, è ancora un giorno di festa. Qui, la devozione popolare si intreccia a leggende locali, come quella legata a una giovinetta chiamata Stefania che, desiderosa di visitare il Bambino nella grotta di Betlemme, è impedita dalla consuetudine che riserva l’accesso solo alle donne sposate. La giovane, così, infila un lungo ciottolo di pietra nel mantello così da simulare il neonato e poter passare. Ma al ritorno, quel neonato si tramuta miracolosamente in carne e ossa. La tradizione vuole che quel bimbo sia Santo Stefano, simbolo di fede e sacrificio, il cui destino rimase segnato dalla pietra stessa da cui proveniva (muore lapidato). Nel tempo, qualche padrone di cava di Trani chiede di poter proclamare il Santo quale patrono dei cavamonti.
ANEDDOTI
BIBLIOGRAFIA
Raffaello Piracci – “Il Tranesiere”, 1969, XI, n. 1, p. 16; 1971, XIII, n. 1, p. 20; 1972, XIX, n. 1,2, p. 23; 1979; XXI, n. 12, p. 15-16
Giuseppe Amorese – "Il monastero normanno di Santa Maria di Colonna in Trani", Traninostra
Per la realizzazione di questa rubrica, si desidera esprimere un sentito ringraziamento al sig. Saverio Cortellino.
Rubriche a cura di Alfredo Cavalieri e Francesco Squatriti

