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Al Mimesis «Oltre la memoria», l’eredità dolorosa raccontata da Renzo Samaritani

Sua nonna era una guardiana nei campi di sterminio nazisti al servizio del Führer, una di quelle donne in divisa che hanno accompagnato alla morte milioni di ebrei. Il racconto personale della famiglia di Renzo Samaritani parte da Trani. Sua madre, Helga Schneider è un'autrice nota per aver raccontato nei suoi libri la dolorosa esperienza familiare. Era solo una bambina quando fu abbandonata da sua madre, che scelse di diventa una SS, obbedendo agli ordini, convinta fermamente delle sue azioni.

Sul palco del teatro Mimesis, Samaritani racconta e rimarca l’importanza dell’impegno per non dimenticare, la sua famiglia porta un peso legato a quel capitolo oscuro della storia che mai si sarebbe dissolto, tessuta con i tragici avvenimenti legati agli orrori della guerra, che hanno segnato per sempre la vita di sua mamma Helga e indirettamente anche quella di Renzo. «Mia madre - spiega Samaritani- ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia e attraverso di lei la storia della nostra famiglia. Questo è il suo contributo alla memoria collettiva. Un contributo che è stato doloroso ma necessario. La memoria è un atto di giustizia verso le vittime e un avvertimento per le generazioni future».

Helga Schneider, mamma di Renzo, è stata magistralmente interpretata dalla giornalista Stefania De Toma, che  con grande rispetto e fermezza ha  raccontato attraverso le  memorie della Schneider , la figura di una donna combattuta tra l’incredulità, dal richiamo autentico che dovrebbe provare una figlia  nel chiamare “madre” colei che l’ha generata ,fino alla delusione di scoprire che tutto questo non era possibile. La nonna di Renzo era rimasta fedele agli ideali nazisti, la donna infatti rifletteva quel grigio d’ombra continuando a raccontare attraverso il suo fare, una fervente convinzione per le sue azioni, le stesse che diedero motivo a sua madre di pensare che suo figlio Renzo non avrebbe trovato mai in quella donna, una nonna.  Il peso della coscienza e di quella umanità mancata non era stata scalfita dal tempo anzi aveva rinvigorito il suo credo. La donna a seguito di un incontro a Vienna con sua figlia e suo nipote mostra orgogliosa alla stessa la sua uniforme e incitandola a provarsela, Helga di fronte a questa richiesta ne rimane raggelata.

Samaritani, descrive nel suo percorso «Oltre la memoria», il Renzo bambino che sperava con tutto sé stesso di ritrovare il sorriso e l’abbraccio di una nonna, quel briciolo di parentela che non aveva mai avuto, e che non avrebbe mai visto. Solo da adulto spiega Samaritani ho scoperto quella che è la mia eredità familiare, e questo ha condizionato la mia esistenza: «Ricordo ancora il giorno in cui lessi per la prima volta il suo libro” Il rogo di Berlino”, mi trovavo in una libreria vicino a casa, lessi le prime pagine, fui travolto da un'ondata di emozioni contrastanti, shock, rabbia, dolore, era tutto vero. Il senso di tradimento era così forte che preferì chiudermi nel mutismo. non telefonai a mia madre, mi rifugiai in un muro di distacco che pensavo mi avrebbe protetto. Negli anni la distanza tra noi crebbe, io sentivo che quel libro raccontava una storia che riguardava anche me, ma che io avevo scoperto come un estraneo dalle pagine stampate».

La storia s’intreccia in un turbinio di emozioni e profondo patos, fino al saluto di Helga con la sua mamma oramai anziana che nonostante l’età non aveva mai rinnegato la sua scelta.

Conclude Samaritani :« Questa memoria dolorosa, mi ha insegnato qualcosa di fondamentale. Non possiamo e forse non dobbiamo dimenticare. Raccontare la verità anche quando fa male è un atto di coraggio e di responsabilità. Questo è il motivo per cui oggi sono qui a condividere la mia storia».

Un plauso particolare va al gruppo musicale formato da Monica Franceschina (voce), Alessandro Giusto (piano) e Gianpiero Grilli (flauto), insieme ai protagonisti, hanno accompagnato il pubblico in un viaggio alla riflessione.


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