Luna di sabbia Ubik presenta MARIELLA SIVO "Favole senza finale felice di una ragazza nata negli anni '70" Secop edizioni. Interventi a cura di Luciana De Palma, Rossella Piccarreta.
Sabato 8 marzo
ore 18:30
Favole senza finale felice è una raccolta di dodici racconti in bilico tra la favola e l’abisso che mostrano come sia difficile essere donna sin dalla notte dei tempi. Le dodici figure femminili, una per ogni racconto, hanno un elemento in comune: l’iniziale del nome, la emme, che è anche l’iniziale di parole come mare, madre, memoria, matrimonio, magia, mancanza, meraviglia, mappa, mente, malattia… Una lettera a tre zampe che riesce a mantenersi in equilibrio con la stessa abilità degli animali a quattro zampe che ne abbiano persa una. Una lettera che come la stella marina lascia cadere un braccio per far nascere una nuova stella.
Dimenticatevi delle matrigne e dei principi azzurri, delle zucche trasformate in carrozze e dei gran balli. Le protagoniste di queste pagine sono donne che non si rassegnano, non accettano il loro destino, se lo scelgono, perché ciò che vogliono non è il lieto fine, ma vivere a modo loro, all’insegna della libertà e della sana follia, disegnando sulla propria pelle, ferita da madri, padri e compagni che non hanno saputo amarle, la mappa dolorosa di una storia dal finale smarrito.
Una, nessuna, centomila donne dalla storia drammatica che nel dramma non cercano un riscatto di genere, che non diventano funzione in forma di personaggio, che non si riducono a mere portavoce di un disagio epocale. E non sono mai, banalmente, vittime.
Queste favole non propongono esperienze forti, emotivamente estreme, ma sono l’espressione di una battaglia civile che vuole essere il fil rouge dell’intera collana I libri di Medea.
L’assenza del finale felice non è una mutilazione sadica, ma un volontario sottrarsi alla retorica disneyana dell’happy end ridotto alla bolla rosa a due piazze da parte dell’Autrice, una ragazza nata negli anni Settanta che sente da sempre la responsabilità di dover proseguire le battaglie di chi l’ha preceduta per la conquista della libera espressione della differenza femminile. E questa battaglia non esclude chi donna non è, perché evoca la possibilità che gli oppressi (le oppresse), liberandosi, possano liberare anche gli oppressori.
