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Vendita pescato al Santa Lucia, dopo 22 anni si ritenta: affidato incarico

A distanza di 22 anni dal primo progetto, che portò la firma dell'amministrazione dell'allora sindaco, Pinuccio Tarantini, la vendita del pescato potrebbe spostarsi esattamente là dove si prospettava nel 2002: al molo Santa Lucia.

L'INCARICO

Lo si evince dall'affidamento di un incarico esterno, per servizi di ingegneria e architettura finalizzati alla redazione di uno studio di fattibilità tecnico finanziaria per la realizzazione di un'area attrezzata per la vendita di prodotti ittici su quel molo, all'ombra del muraglione e nei pressi della non distante torretta. A decidere la consulenza il dirigente dell'Area urbanistica, Andrea Ricchiuti, affidando l'incarico all'architetto Stefano Parente, per un costo di 4.900 euro

Ci troviamo nella parte finale del porto, su quel suolo che un tempo i tranesi chiamavano «terra rossa» perché vi attraccavano navi cargo, scaricandovi montagne di bauxite. Oggi quell'area è già semi attrezzata, avendo una pavimentazione in cemento circondata da canaline di scolo dell'acqua che avrebbe ricevuto le acque di dilavamento degli operatori ittici.

Obiettivo, quindi, tornare a dotare la zona portuale «di una infrastruttura stabile da adibita a mercato ittico - si legge nell'odierno provvedimento -, stante le numerose realtà locali che storicamente esercitano detta professione in prossimità della battigia del porto di Trani».

COSA ACCADDE NEL 2003

L'amministrazione comunale, dunque, punta a spostare la vendita del pescato dalla poppa delle barche, su carretti collocati in un'area in teoria neanche consentita, essendo delimitata da striscia gialla demaniale di inibizione, ad uno spazio che si vorrebbe tornare ad attrezzare esattamente come aveva fatto nel 2003 l'amministrazione Tarantini.

All'epoca il progetto era molto chiaro: porre fine all'epoca storica di piazza Longobardi adibita a «piazza del pesce» e trasferire tutti gli operatori al molo Santa Lucia in un'area dedicata e con tutte le autorizzazioni necessarie nel rispetto di precise norme igienico sanitarie.

Ogni banco vendita sarebbe dovuto essere munito di serbatoio, per la raccolta delle acque reflue, ed un contenitore per rifiuti munito di idonea chiusura come copertura. Si sarebbero potuti utilizzare ombrelloni di colore bianco, per un decoroso aspetto complessivo del luogo, e furono fissati anche gli orari di vendita: dalle 9 alle 12:30 e dalle 17:30 alle 21. Ad ogni chiusura, mattina e sera, i venditori avrebbero avuto l'obbligo di rimuovere tutte le attrezzature e lasciare libera l'area, alla cui pulizia avrebbero provveduto agli operatori di Amiu.

Ciononostante, l'idea non fu accolta con grande entusiasmo dalla marineria. Lasciare piazza Longobardi già costo loro parecchio sia da un punto di vista affettivo, in prospettiva della imminente riconversione della piazza da luogo di mercato a spazio di aggregazione, sia perché tale trasformazione faceva prospettare loro un calo degli affari.

Infatti, la vendita del pesce all'ex terra rossa fu avviata, ma la clientela mostrò freddezza per la scelta e qualche resistenza per la distanza. Al contrario, gradiva molto più l'acquisto del pescato sulle bancarelle piazzate davanti ai pescherecci.

FOLKLORE CONTRO IGIENE

Effettivamente la scena, dal punto di vista del folklore e persino dell'immagine turistica della città, si rivelò felice poiché tantissime volte quei banchi vendita sulla banchina sono stati ripresi in film, trasmissioni e documentari.

Ma è anche vero che, entrando nel merito della sicurezza del prodotto ittico, più volte l'autorità sanitaria ha richiamato le parti a prestare massima cautela sul punto. Così si torna a parlare di un'area attrezzata, dotata di tutti i permessi e nella quale chiunque potrà spostarsi, in realtà di sole poche decine di metri, previa assegnazione degli stalli a seguito di regolare procedura ad evidenza pubblica.

PROBLEMA LICENZE

Secondo Mario Landriscina, segretario cittadino e provinciale di Confesercenti, «vi è però un problema di qualificazione giuridica che va risolto: i pescatori ad oggi non dispongono di una licenza per commercio ambulante su postazione fissa come sarebbe quella del molo Santa Lucia, ma se ne dovranno dotare attraverso un apposito percorso. Diversamente, anche con qualche cavillo, possono tuttora continuare a vendere il pescato dalle proprie barche. Noi possiamo dare un nostro contributo, ma ad oggi Confesercenti non è stata coinvolta in questa idea progettuale dell'amministrazione».

NUOVE PROSPETTIVE

È anche vero che Trani continua ad avere bisogno di un vero e proprio mercato ittico coperto, che non c'è. Sempre l'amministrazione Tarantini, nel 2004, face approvare in consiglio comunale un atto di indirizzo attraverso il quale candidarsi ad un finanziamento che non sarebbe mai arrivato. L'area prevalentemente ipotizzata era stata quella dei capannoni Ruggia, in corso Imbriani: non se ne fece più nulla.

Tramontato il mercato ittico coperto, abbandonato quello scoperto poiché non redditizio, i carretti davanti alle barche hanno sempre avuto la meglio. Oggi ci riprova all’amministrazione Bottaro, con un progetto ipotizzabile in chiave di riqualificazione del porto turistico e della sua sempre più invocata pedonalizzazione.

Dopo che il professionista incaricato avrà consegnato il progetto, dovrebbe aprirsi un tavolo con la marineria seduta a pieno titolo: lì si potrebbero raggiungere le intese finora mancate.


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