Il referendum dell'8 e 9 giugno costerà a Trani 132.000 euro. Ma i servizi che si pagano sono tutti realmente utilizzati? E lo Stato li rimborsa tutti? In entrambi i casi la risposta è «no», e talvolta si è costretti a ricorrere a poco gradite variazioni di bilancio per fare quadrare i conti.
Ed allora, a fronte di un impegno di spesa così ingente per la loro organizzazione, quale sarà effettivamente la risposta sul campo degli elettori rispetto ai cinque quesiti sul lavoro che li chiama alle urne? Nell'attesa dei numeri del voto, andiamo ad analizzare le singole voci che determinano la somma definitiva in questione.
PRESIDENTI E SCRUTATORI
La più alta è quella delle spese per i componenti di commissione di seggio elettorali, pari a 56.000 euro. Si tratta dei compensi per i presidenti di seggio, i loro segretari e i tre scrutatori (anziché quattro, come previsto di prassi in occasione delle consultazioni referendarie).
Per la cronaca, i presidenti di seggio ordinario percepiranno 262 euro, scrutatori e segretari 192 euro, presidenti di seggio speciale 79 euro, scrutatori di seggio speciale 53 euro. I seggi speciali sono quelli che fanno riferimento alle case di reclusione maschile e femminile, associati alle sezioni ordinarie 3 e 33.
LE ALTRE VOCI
La seconda maggiore spesa è quella per la retribuzione di prestazione di lavoro straordinario ai dipendenti comunali, di poco inferiore ai 45.000 euro. La terza somma riguarda le spese per il montaggio e smontaggio dei tabelloni elettorali, il trasporto, l'allestimento e il ripristino del materiale di arredamento delle singole sezioni elettorali, pari a 27.000 euro. Infine, l'acquisto di buoni pasto per i dipendenti che, nei momenti di maggiore frenesia, non staccheranno praticamente mai: 4.500 euro.
SERVIZI UTILI
A fronte di queste maxi voci, il piano organizzativo del Comune prevede poi una serie di servizi particolari da rilasciare agli elettori, alcuni dei quali hanno cessato di essere sperimentali e sono diventati a pieno titolo definitivi. Il riferimento è al rilascio di attestati sostitutivi per tutti quegli elettori che non abbiano la scheda elettorale a posto per votare.
Fino a qualche anno fa vi era l'obbligo, dopo non avere potuto votare, di recarsi a Palazzo di città e chiedere all'Ufficio elettorale un duplicato che, invece, adesso viene rilasciato direttamente nel plesso scolastico in cui si vota, evitando una cospicua perdita di tempo.
Ebbene, questo servizio è specificatamente comunale, lo Stato non lo rimborsa (salvo eventuali finanziamenti ad hoc), ed il costo non cambia anche se, miracolosamente, tutti abbiano la scheda elettorale a posto e quindi non lo si sia utilizzato: infatti, si paga l'allestimento mentre il costo degli operatori rientra sotto la voce del personale.
SERVIZI DESUETI
I componenti degli uffici elettorali continuano poi a ricevere, nelle casse del materiale a loro destinato, alcuni oggetti dall'uso sempre meno frequente. Per esempio un gomitolo di spago, che non si comprende per cosa debba essere usato giacché le schede elettorali vengono riposte in apposite buste contrassegnate da numeri crescenti.
Vi sono poi servizi sempre più desueti, come il montaggio di palchi per comizi che non si tengono più. Anche l'anno scorso, in occasione delle ultime elezioni europee, piazza della Repubblica rimase deserta di oratori ma il costo dei palchi montati per gli eventuali comizi fu ugualmente sostenuto. Lo stesso dicasi per le plance che ospitano i manifesti della propaganda elettorale, che soprattutto per i referendum rimangono, quasi tutte, più bianche della neve.
ASPETTANDO RISPOSTE
La fredda accoglienza da parte della popolazione rispetto ad alcune consultazioni elettorali, a cominciare dai referendum ma anche altre evidentemente distanti dagli interessi del cittadino sul proprio territorio, rendono sempre maggiore il divario fra quantità della spesa investita e ritorno dell'investimento fatto.
Ben diverso sarà lo scenario il prossimo anno, quando la città sarà chiamata al rinnovo di sindaco e consiglio comunale. Il fermento, peraltro, è già sotto gli occhi di tutti mentre del referendum, ovviamente, non parla nessuno.
