Nonostante la condanna definitiva per disastro ambientale inflitta a una ventina di imprenditori lapidei per lo smaltimento illecito di detriti sul litorale di Ponente tra Trani e Barletta negli anni '90, il Comune di Trani non otterrà alcun risarcimento. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Trani, rigettando la richiesta del Comune per mancata prova dell'entità del danno ambientale e del nesso causale diretto con le condotte degli imprenditori, anche considerando un periodo più ampio (1976-1993).
Il giudice ha basato la decisione su una consulenza tecnica che evidenziava come le alterazioni del territorio non fossero singolarmente attribuibili agli imprenditori, a causa di ulteriori condotte illecite successive, tra cui la realizzazione abusiva di un porticciolo e continui conferimenti abusivi di rifiuti.
La sentenza sottolinea una presunta inerzia delle amministrazioni comunali negli ultimi cinquant'anni nel monitorare l'evoluzione del degrado, rendendo impossibile determinare con precisione la responsabilità dei singoli. Ne emerge un paradosso: una condanna penale definitiva per disastro ambientale non si traduce in un risarcimento per la comunità, che potrebbe ora dover sostenere i costi del risanamento ambientale. La vicenda, legata all'attività lapidea che fu motore economico ma anche causa di degrado, lascia un amaro in bocca, configurandosi come un "danno e beffa" per la città.
