Se finanziato, si chiamerà «Palazzetto polifunzionale don Luigi Sturzo». La denominazione prende il nome dalla via in cui sarà situato, esattamente al capolinea di corso Don Luigi Sturzo, oggi chiuso da un cancello dietro il quale a malapena si scorge un fabbricato che sarebbe dovuto essere una scuola materna, rimasta incompiuta.
Il Comune di Trani, grazie all'avviso pubblico regionale Sport e periferie 2025, per interventi nell'ambito della realizzazione di nuovi palazzetti per lo sport multifunzionali e ad energia quasi zero, inclusa la demolizione di palazzetti esistenti e la loro ricostruzione con destinazione all'attività agonistica, intende candidarsi a tale bando proponendo la demolizione dell'edificio scolastico esistente, mai completato, e la realizzazione di un impianto sportivo quanto mai necessario.
Peraltro, Palazzo di città aveva già ottenuto un finanziamento ministeriale per realizzare una struttura tensostatica nel quartiere Sant’Angelo, ma poi ha dovuto rinunciarvi perché nell’area è stata prevista una pista di atletica leggera con annessi spogliatoi, rendendo impossibile la presenza dei due impianti nello stesso spazio, che non era sufficiente per entrambi.
Così, si è atteso il bando regionale, al quale l'ente ha deciso di candidarsi tramite una delibera di giunta comunale. Il finanziamento massimo sarà di 3 milioni di euro, con la possibilità di compartecipare alle spese fino al 20% del contributo richiesto, ovvero 600.000 euro.
Il progetto, secondo lo studio di fattibilità proposto dall'Ufficio tecnico a supporto della candidatura, non si discosta molto dal precedente: si realizzerà un campo sportivo polifunzionale con copertura intera su una struttura portante in legno lamellare, con annessi spogliatoi. Le discipline che potranno trovare spazio saranno pallacanestro, pallavolo, calcetto a 5, pallamano e tennis.
Polivalenza, accessibilità e personalizzazione sono i tre tratti distintivi della proposta progettuale, il cui quadro economico è di 3 milioni di euro, tanto quanto il finanziamento, di cui 2 milioni a base di gara per i lavori. La compartecipazione di 600.000 euro coprirebbe eventuali aumenti di costi di materie prime o varianti progettuali, circostanze sempre più frequenti, da alcuni anni a questa parte, in quasi tutte le opere pubbliche.
