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Decaro, da Trani altro «no» a Vendola-Emiliano: «Guardo avanti, libero nelle scelte»

Un'analisi profonda sul ruolo della politica e sull'importanza della vicinanza ai cittadini. L'ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha presentato a Palazzo Beltrani il suo libro «Vicino», nell'ambito della rassegna culturale dei Dialoghi di Trani. L'incontro, presentato da Rosanna Gaeta e moderato dalla giornalista Maddalena Tulanti, ha offerto spunti di riflessione sulle sfide e sulle emozioni dell'amministrazione locale.

La stampa e la lezione della «gomma a terra»

Nel suo intervento, Decaro ha subito affrontato il delicato rapporto tra politica e informazione, partendo da un aneddoto rivelatore dei suoi primi passi in politica. All'indomani della sua nomina ad assessore, ricevette la telefonata di una giornalista. Scherzando sul fatto di non essere riuscito a cambiare la gomma bucata della sua auto, rispose: "Se non riesco ad assicurare la mia mobilità, come potrò assicurare quella dei baresi?". Quella frase, innocua e scherzosa, divenne il titolo del Corriere della Sera il giorno dopo. "Da quel momento ho capito che quando un giornalista ti fa una domanda, è meglio stare attenti alla risposta", ha ammesso Decaro, sottolineando come un titolo possa "segnare anche una carriera".

Il coraggio di dire «no» alla mafia

Il dibattito si è poi concentrato sul tema più significativo del libro e dell'esperienza di Decaro come sindaco: la lotta alla criminalità organizzata. Il suo racconto ha preso le mosse da due episodi emblematici: l'omicidio del giovanissimo Michele Fazio e la storia di un altro ragazzo, Giovanni.

Il cambiamento di Bari. "La mia città cambia quando viene ammazzato un ragazzino," ha detto Decaro, riferendosi a Michele Fazio, vittima innocente di una sparatoria tra clan nel centro storico. Quell'evento ha segnato uno spartiacque, spingendo la città a prendere una posizione netta contro la criminalità. Se in passato i mafiosi venivano considerati "autorevoli", dopo l'omicidio di Fazio l'intera comunità si è schierata per la legalità.

Il concerto del figlio del boss. Il primo scontro diretto avvenne quando un clan tentò di organizzare un concerto del figlio di un boss, Tommy Parisi, su una spiaggia pubblica. Decaro si oppose con fermezza, negando le autorizzazioni e costringendo il concerto a spostarsi, fino a farlo saltare. Un atto di coraggio che gli valse minacce e polemiche, ma che ha ribadito la ferma opposizione dell'amministrazione. In quel periodo, Decaro ha raccontato di aver presentato 12 denunce e di essersi costituito parte civile in 21 procedimenti contro i clan.

L'episodio che gli valse la scorta. Un altro momento cruciale fu la lotta contro le estorsioni ai danni dei venditori ambulanti di carne ("fornacelle") durante la festa patronale. Decaro ha raccontato di aver autorizzato e regolamentato gli ambulanti, scoprendo però che i clan imponevano un pizzo anche su questi spazi legali. Il sindaco si scontrò apertamente con un individuo legato a un clan, scatenando una rissa e minacce che lo costrinsero, suo malgrado, a finire sotto scorta. "Non sono un supereroe, mi cagavo sotto come tutti," ha confessato, sottolineando l'importanza del lavoro di magistratura e forze dell'ordine nel supportare le figure istituzionali.

Il caso del piccolo Giovanni. Il momento più toccante della serata è stato il racconto di Giovanni, un ragazzino del quartiere Libertà, cresciuto in un contesto difficile. Giovanni, noto per la sua aggressività, un giorno si avvicinò a Decaro e gli disse: "Sindaco, tu a me devi guardare". Quelle parole hanno segnato profondamente il sindaco, facendogli capire che per i ragazzi a rischio, l'attenzione e la vicinanza sono vitali. Grazie all'impegno di parrocchie, scuole e servizi sociali, Giovanni è stato allontanato dal suo ambiente, ha frequentato una comunità di recupero e ha ottenuto il diploma di terza media con borsa di studio, diventando capocannoniere nella squadra di calcio del paese che lo ha accolto.

Vicinanza come filosofia di vita

Il libro di Decaro è un promemoria che "la strada non è tracciata" per nessuno. Le storie come quelle di Michele Fazio e Giovanni dimostrano che "ascoltando, stando vicini ai cittadini, ti capitano delle cose che ti portano a fare delle scelte". Il suo messaggio finale è un inno all'umanità nella politica, un invito a restare uniti contro l'illegalità e a non smettere mai di "guardare" chi ha bisogno di essere visto.

«Il vero sindaco non teme le classifiche, né le sfide sociali»

Dopo avere affrontato il tema della criminalità organizzata, il dibattito a Palazzo Beltrani ha virato sulle altre due grandi sfide raccontate da Antonio Decaro nel suo libro «Vicino»: la percezione di "cementificazione" della città e la gestione dell'accoglienza. Con schiettezza, l'ex sindaco di Bari ha smontato luoghi comuni e cifre, ponendo l'accento sul valore della vicinanza e della dignità politica.

Urbanistica e «mito del cemento»

Decaro ha esordito difendendo la sua amministrazione dalle accuse di aver "cementificato" la città. Ha spiegato che gran parte delle opere contestate sono state realizzate in applicazione del "Piano Casa", una legge nazionale che incentiva la demolizione di vecchi edifici e capannoni industriali per ricostruire, sulla stessa area, palazzi residenziali. "Non abbiamo allargato la città o consumato suolo agricolo," ha precisato, "abbiamo riqualificato zone abbandonate".

Il problema, secondo l'ex sindaco, risiede nella percezione e nelle statistiche. Il Piano Casa, infatti, permette di costruire in altezza, trasformando un vecchio muro in un grande palazzo, e ciò genera un'impressione visiva di espansione. Ancora più fuorviante, ha sottolineato, è la metodologia di enti come l'Ispra, che classificano anche la bonifica di un terreno come "consumo di suolo", pur non essendolo. "Per un ingegnere, ripulire un terreno è una riduzione del consumo di suolo, non un aumento," ha ironizzato. Un'altra critica è stata rivolta alle classifiche de "Il Sole 24 Ore" che, a suo dire, giudicano il lavoro dei sindaci su parametri incontrollabili, come le perdite idriche o la lentezza della giustizia, che sono di competenza di altri enti.

Migranti: «La dignità dell'accoglienza contro la paura»

Il terzo macrotema affrontato è stato quello dell'immigrazione, gestita da Decaro sin dalla sua prima elezione. Contro la narrazione politica dell'"invasione" del 2014, ha difeso l'approccio delle "risposte complesse" ai "fenomeni complessi". La paura, ha spiegato, non va giudicata ma compresa. Ha raccontato l'aneddoto di una signora spaventata da immigrati che portavano secchi, scoprendo che li usavano per i bisogni igienici in "sottani" affittati senza servizi. "Ho capito che la paura della signora Anna non era ingiustificata, era legata a una situazione igienico-sanitaria disumana che abbiamo risolto con un'ordinanza".

L'episodio più toccante è quello che lega la sua esperienza alla storia della città. Decaro ha raccontato di aver visto un commento sul suo profilo Facebook da parte di un utente che esortava a fermare l'"invasione". Dopo aver controllato la fotografia, ha scoperto che l'autore del commento era uno dei ventimila albanesi sbarcati a Bari con la nave Vlora nel 1991. Decaro lo ha cercato e gli ha parlato a quattr'occhi: "Se ci fossimo comportati con te come tu vuoi che ci si comporti con queste persone, oggi tu non avresti una famiglia e una tua attività".

Il sindaco ha concluso il suo intervento con un omaggio a Enrico Dalfino, il sindaco che accolse gli albanesi. "Mi sono chiesto: 'Cosa avrebbe fatto Dalfino?'. E ho capito che un sindaco può anche perdere le elezioni, ma non deve perdere la dignità." Un principio che ha guidato la sua amministrazione nel gestire la crisi, promuovendo un modello di accoglienza diffusa che ha dimostrato la sua efficacia, contro ogni polemica.

Il caso Vendola-Emiliano

La presentazione del libro di Antonio Decaro si è conclusa con una riflessione sul suo futuro politico e sulla sua possibile candidatura a presidente della Regione Puglia. Decaro ha chiarito la sua posizione, definendo una condizione non negoziabile per accettare l'incarico: la piena autonomia decisionale dai suoi predecessori.

L'eredità e la richiesta di autonomia

Decaro si è dichiarato orgoglioso della storia politica della sua regione, riconoscendo il merito di figure come Nichi Vendola e Michele Emiliano che hanno contribuito a farla crescere. Ha citato i successi nel turismo, l'operato di enti come la Apulia Film Commission e l'attrazione di investimenti che hanno modernizzato la Puglia. Pur definendosi parte di questo percorso, ha ribadito la necessità di un nuovo capitolo.

La sua condizione è esplicita: "Se lo devo fare, voglio guardare avanti, non voglio guardare nello specchietto retrovisore e lo voglio fare in piena libertà". Decaro ha sottolineato che un presidente deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza dover essere condizionato dalle decisioni, pur legittime, di chi lo ha preceduto. "Se è così, io lo faccio. Se non è così, nessuno è indispensabile", ha sentenziato.

Il confronto e l'esempio della pista ciclabile

Incalzato da Maddalena Tulanti, che gli chiedeva perché i suoi predecessori dovessero essere visti come un problema e non come una risorsa, Decaro ha risposto con un esempio pratico. Ha citato il caso del suo successore, il sindaco di Bari Vito Leccese, che ha cancellato una pista ciclabile da lui realizzata. Decaro ha ipotizzato che se fosse stato ancora in consiglio comunale, Leccese non avrebbe probabilmente preso una decisione del genere, a dimostrazione di come la vicinanza e l'influenza possano condizionare le scelte.

L'episodio ha rafforzato la sua tesi: per governare in modo efficace e non subire compromessi, un leader deve poter agire in totale libertà, senza vincoli di appartenenza o dipendenza.

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