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Caso Ranucci e giornalismo sotto attacco, abbiamo rischiato anche a Trani

La notizia dell'attentato dinamitardo che ha distrutto le auto di Sigfrido Ranucci e di sua figlia a Campo Ascolano, alle porte di Roma, scuote profondamente il Paese e riaccende i riflettori sul clima di minaccia costante che circonda il conduttore di Report. Tuttavia, per la città di Trani, l'episodio ha un eco particolarmente sinistro, legato alla recente presenza del giornalista pugliese.

Ranucci è stato ospite di prestigio per diversi giorni in città in occasione dei recenti Dialoghi di Trani, la nota manifestazione culturale. Un soggiorno, come spesso accade per il giornalista sotto scorta dal 2014, avvenuto in un clima di sicurezza elevata ma, a quanto pare, non sufficiente a placare le frange ostili.

La città, pur avendo accolto il giornalista con calore e partecipazione, è stata potenzialmente al centro di un elevato rischio per l'incolumità del giornalista e, di conseguenza, della tranquillità pubblica.

La potenza delle deflagrazioni avvenute a Roma (con un ordigno che si stima contenesse circa un chilogrammo di esplosivo) evidenzia come il livello di minaccia sia di natura e matrice pericolosamente aggressiva, al punto da mettere in serio pericolo vite umane. La Procura antimafia di Roma, non a caso, indaga per danneggiamento aggravato con metodi mafiosi. Un monito per la città della legalità

L'attacco riporta al centro del dibattito la libertà di stampa e la sicurezza di chi in Italia svolge un lavoro d'inchiesta. L'escalation di violenza, che arriva a pochi giorni dall'annuncio di nuove indagini scottanti di Report (tra cui quelle sui collegamenti del Governo Meloni alle concessioni balneari e sulla resistenza musicale a Gaza), pone interrogativi anche per Trani.

La città, da sempre baluardo di cultura e legalità, si trova a riflettere sul fatto che, ospitando figure come Ranucci, entra automaticamente nel mirino di poteri occulti. Sebbene la sicurezza sia stata garantita in quei giorni, l'attentato di Roma dimostra che le minacce non conoscono confini geografici e che il pericolo è concreto e incombente ovunque Ranucci si trovi.

L'episodio romano deve servire da monito: la vicinanza a chi denuncia e indaga comporta un rischio che ogni comunità, inclusa Trani, è chiamata ad affrontare con fermezza e unità a difesa della democrazia e dell'informazione libera. La condanna all'attentato è stata unanime da parte di tutto l'arco politico, ma ora si attende un rafforzamento concreto delle misure di sicurezza per il giornalista e la sua famiglia.


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