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AGGIORNATO. Datteri, 35 arresti per disastro ambientale

Una vasta operazione di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e condotta dalla Guardia Costiera, ha portato allo smantellamento di una rete criminale dedita alla pesca e alla commercializzazione abusiva dei datteri di mare lungo la costa nord della provincia di Bari. L’indagine, di grande complessità, ha portato a numerose misure cautelari personali e reali, illustrate nel corso di una conferenza stampa in Procura.

Il procuratore capo Renato Nitti ha parlato di un’inchiesta articolata, che coinvolge 57 indagati – 54 persone fisiche e 3 società – e conta 84 capi d’imputazione. Tra i reati contestati figurano l’associazione per delinquere, il disastro e l’inquinamento ambientale, il danneggiamento e il deturpamento di beni paesaggistici, la ricettazione e varie violazioni in materia di pesca, oltre a resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Le misure disposte dal Tribunale di Trani comprendono 25 custodie cautelari in carcere, 10 arresti domiciliari con braccialetto elettronico, 3 obblighi e 11 divieti di dimora, insieme a 10 sequestri preventivi tra locali di vendita, natanti e depositi di stoccaggio.

Il cuore dell’indagine riguarda la devastazione dei fondali marini, habitat del mollusco Lithophaga lithophaga, noto come dattero di mare, la cui raccolta è vietata dal 1998. Il procuratore Nitti e il sostituto procuratore Francesco Tosto hanno spiegato che la pesca avveniva attraverso l’uso di martelli e altri strumenti che frantumano la roccia, causando un danno ecologico stimato in decenni. L’ammiraglio Donato De Carolis, comandante della Guardia Costiera della Puglia, ha ricordato che il mollusco cresce di circa un centimetro ogni sette anni: un dattero di cinque centimetri ha dunque oltre trent’anni di vita. Per ottenere un solo chilo di prodotto, ha aggiunto Tosto, occorre distruggere almeno due metri quadrati di fondale, e il ripopolamento naturale richiederebbe non meno di 75 anni.

L’inchiesta ha preso avvio da un sequestro isolato nel 2023, ma grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese è stato possibile ricostruire l’intera catena criminale, dal prelievo del mollusco fino alla distribuzione nei ristoranti e nelle pescherie. Le indagini hanno individuato più gruppi organizzati tra Molfetta e Barletta, dotati di natanti dedicati, attrezzature specifiche e ruoli distinti tra pescatori, intermediari e rivenditori. Tre enti commerciali – uno di Molfetta, uno di Barletta e uno di Margherita di Savoia – risultano coinvolti.

L’operazione, denominata Sea Jolly, ha impegnato circa 300 militari della Guardia Costiera, con oltre 100 mezzi, quattro unità navali, un elicottero e il supporto dei nuclei subacquei e investigativi di Roma. Si tratta, secondo la Procura, di una delle azioni più incisive mai condotte contro la pesca illegale di datteri di mare, un’attività che non solo alimentava un mercato nero dal valore di circa 100 euro al chilo, con un valore commerciale del pescato sequestrato di quasi mezzo milione di euro, ma che ha prodotto un danno ambientale definito «tra i più devastanti» degli ultimi anni per l’ecosistema costiero pugliese.


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