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Scrivi Regionali, leggi Comunali: parole d'ordine, frammentazione e instabilità

A un mese esatto dalle elezioni regionali, il quadro ufficiale delle candidature apre scenari del tutto nuovi per la politica tranese, proiettando le prime ombre e luci sulle amministrative della prossima primavera. In poche ore si è già prodotto un effetto domino destinato a incidere sugli equilibri interni e futuri del governo cittadino.

La prima conseguenza riguarda il Partito Democratico, costretto a nominare un nuovo capogruppo dopo l’uscita di Irene Cornacchia, che ha scelto di rendersi indipendente e di intraprendere un percorso politico alternativo. I favori del pronostico, al momento, sembrano pendere su Federica Cuna, non solo per la continuità di presenza in aula ma anche per il suo doppio ruolo di consigliera provinciale.

Ma il sindaco Amedeo Bottaro dovrà affrontare anche un’altra sostituzione, ben più delicata: quella dell’assessore alle relazioni con il Consiglio comunale, Carlo Laurora, ora candidato al Consiglio regionale con la Lega, e dunque ufficialmente schierato con il fronte opposto a quello di Antonio Decaro e del centrosinistra. La permanenza in giunta di Laurora appare ormai insostenibile, almeno per ragioni di opportunità politica, se non di coerenza.

Tuttavia, la sostituzione di Laurora non è soltanto una questione di nomi: può diventare l’occasione per ridisegnare gli equilibri della maggioranza. L’uscita di Cornacchia, infatti, potrebbe aprire la strada a nuove alleanze, con la possibilità che la consigliera rafforzi un gruppo già esistente e sposti il baricentro della politica comunale, rendendo più complessa la gestione della coalizione da parte del sindaco.

In prospettiva, lo scenario che si delinea è quello di un fronte civico trasversale, capace di raccogliere adesioni e candidature tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra. Un laboratorio fluido, dove le appartenenze tradizionali rischiano di contare meno rispetto alle convenienze elettorali.

Con la già annunciata candidatura di Angela Mercorio e l’intenzione del Movimento 5 Stelle di correre in solitaria, il campo dei candidati sindaco potrebbe già contare almeno cinque nomi, ma le voci di altri aspiranti si moltiplicano di giorno in giorno. È un segnale chiaro: la frammentazione è destinata a crescere.

Eppure, dietro la vivacità apparente della competizione, si nasconde un rischio evidente. Un numero record di candidature al consiglio comunale potrebbe tradursi in una dispersione di voti senza precedenti, con il pericolo concreto di un’amministrazione debole sin dalla nascita.

La sensazione, a oggi, è che si stia entrando in una fase di instabilità politica mascherata da fermento democratico. Tutti cercano uno spazio, pochi guardano all’interesse generale. E Trani, ancora una volta, rischia di pagare il prezzo più alto.


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