È calato il silenzio su uno dei suoni più riconoscibili della musica italiana.
James Senese è morto oggi all’Ospedale Cardarelli di Napoli, stroncato da una polmonite. Aveva 80 anni, ma la sua musica sembrava non conoscere tempo: ogni assolo, ogni nota, respirava l’eternità di una città che vive tra luce e oscurità.
Negli anni ’70, James fu tra i padri del Neapolitan Power, insieme a Pino Daniele, con cui condivise un’amicizia profonda e un linguaggio comune.
Il concerto del 19 settembre 1981 in Piazza del Plebiscito è rimasto nella storia: la notte in cui Napoli capì di poter parlare al mondo nella propria lingua.
James e Pino erano due facce della stessa anima: uno con la chitarra, l’altro con il sax, entrambi fedeli alla verità della musica e alla città che li aveva generati.
Negli anni ’70 fondò i Napoli Centrale insieme a Franco Del Prete: un gruppo che cambiò la storia della musica italiana.
Con loro, James fuse il dialetto napoletano con il jazz, il funk e la rabbia del popolo. Era una musica che parlava di lavoro, di emigrazione, di sudore e dignità. Un sound nuovo, potente, vero.
Tra le tante tappe dei suoi infiniti tour, Trani fu una di quelle che James ricordava con affetto. Si esibì al Teatro Impero in un concerto-evento organizzato a sostegno della manifestazione culturale “I Dialoghi di Trani”.
Sul palco, tra applausi e mare, James parlò della musica come «Una forma di libertà che unisce le persone, come i libri e le idee».
Il suo sax, quella sera, sembrava intrecciarsi con le parole e le storie dei Dialoghi, diventando una voce che legava Napoli e la Puglia in un’unica, potente vibrazione.
Il suo sax – ruvido, umano, viscerale – continuerà a risuonare nei vicoli, nei teatri, nei ricordi.
E anche Trani, che lo accolse con affetto e rispetto, oggi si unisce a Napoli nel saluto.
Perché James Senese non è mai stato solo un musicista: è stato un pezzo d’Italia, di quella vera, che non smette di cercare libertà e verità.
E come amava dire lui stesso:
«Io suono a metà strada tra Napoli e il Bronx. È lì che vivo, è lì che continuerò a suonare».
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Di seguito pubblichiamo il ricordo di James Senese e di quella serata da parte di uno degli organizzatori dell'evento, Mimmo Laurora
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Oggi ci lascia un gigante della musica: James Senese.
Ricordo con emozione uno degli eventi che ho organizzato nella nostra città, dove James Senese era il protagonista e l’apertura fu affidata a un artista del nostro territorio, Nico Ceralacca, che regalò un momento straordinario, tanto da ricevere i complimenti dello stesso James.
La mia idea nell’organizzare questi eventi è sempre stata quella di affiancare gli artisti del nostro territorio e dar loro visibilità grazie a grandi ospiti come lui.
Un abbraccio enorme alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti coloro che lo hanno amato. La sua musica e il suo genio resteranno per sempre con noi.
Sta passand 'o tiemp, è fernut 'o tiemp / Sta perdiend 'o tiemp e nu ppo fa nient» sono i versi, dalla carica fortemente simbolica, con cui James Senese, che a gennaio compirà 71 anni, ha chiuso ieri il concerto al Teatro Impero di Trani. Un tempo, che, al contrario, è rimasto immobile per i Napoli Centrale, come può testimoniare il fitto parterre accorso per l'esibizione dei maestri partenopei del progressive rock, che ha visto il sassofonista attaccare con "È na bella jurnata" e via via eseguire tutti i maggiori successi, come "Malasorte" e "Maria Maddalena". Senese, con il supporto di Fredy Malfi, Gigi de Rienzo e Ernesto Vitolo, ha portato sul palco i ritmi del proprio repertorio, musica fusion pura, in grado di trasportare l'ascoltatore dai Quartieri Spagnoli fino ai piano bar del Bronx di metà secolo scorso, facendo scalo nell'Africa equatoriale e in Amazzonia, quando il suono del sax tenore, delle tastiere e della batteria, evolveva, trascinato dalla carica dell'esibizione.C'è spazio anche per il ricordo di Pino Daniele, con "Chi tene 'o mare" e Agostino Marangolo sul palco. Tanti i concerti condivisi da questa formazione con il bluesman scomparso quest'anno, riuscendo a trasportare la malinconia tipica degli artisti napoletani, sentimento universale, ad un nuovo livello di sublime. Una "napoletanità" che ha fatto scuola e i cui echi oggi si ritrovano in innumerevoli maggiori successi della musica italiana e internazionale, partendo dalle prove di canto in casa di Anna Senese fino agli studi televisivi, che qualche anno fa non disegnavano di ospitare la grande musica, al posto di qualche reality. Una produzione artistica ancora lontana dall'essere conclusa, tant'è che, in apertura, Giacomo detto James ha annunciato un nuovo disco e persino un film-documentario.
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