Lo sport è un collante sociale fondamentale e un fattore di benessere psicofisico, sia individuale che collettivo. Influisce profondamente nello sviluppo di bambini e ragazzi, non solo dal punto di vista fisico, ma anche educativo: è in luoghi di sport e gioco che si trasmettono valori come rispetto, lealtà, dedizione e autostima. Per questo è cruciale avere spazi adeguati che accolgano le diverse discipline sportive.
Ma i numeri in Italia dicono che siamo molto lontani dall’ideale:
Ci sono circa 77.000 impianti sportivi pubblici e privati di interesse pubblico.
La densità media nazionale è di 131,1 impianti ogni 100.000 abitanti, ma nel Mezzogiorno questo numero scende a 106,9.
Il 60% degli impianti ha più di 40 anni, e circa l’8% è già non funzionante.
Sei scuole su dieci non dispongono di una palestra.
Un impianto su cinque non è accessibile a persone con disabilità.
Questi dati sono preoccupanti, perché la carenza di impianti adeguati non è solo una mancanza strutturale: significa meno opportunità, più sedentarietà, possibilità ridotte per i giovani talenti e ostacoli per chi vuole fare sport a prescindere dall’età o dal livello.
Nella nostra città questa realtà si sente con forza: non solo il numero di impianti è scarso, ma anche la varietà di discipline praticabili è limitata, specie nel settore pubblico. Molte società faticano a programmare le stagioni perché non hanno spazi a disposizione o non riescono a sostenerne i costi. Alcune rischiano di non poter proseguire l’attività, altre saranno costrette ad aumentare i costi di iscrizione, con un peso ulteriore sulle famiglie che già devono affrontare tante spese quotidiane per servizi essenziali. Qui non parliamo solo di economia pubblica, ma di un vero e proprio rischio sociale: bambini e giovani rischiano di rinunciare a fare sport, lasciando spazio ad abitudini meno sane e a scenari che non aiutano la crescita.
In questo contesto, è naturale chiedersi anche a che punto siano alcune opere pubbliche annunciate o avviate negli anni e che avrebbero dovuto migliorare l’offerta sportiva cittadina. Non si tratta di polemica, ma di trasparenza e chiarezza: i cittadini, le famiglie e le società sportive hanno il diritto di sapere se e quando potranno contare su nuove strutture a norma, accessibili e sicure.
I fondi del PNRR rappresentano una boa di salvataggio decisiva. Ma è necessario non abbassare la guardia: se i lavori non vengono avviati e portati avanti nei tempi stabiliti, il rischio concreto è quello di perdere i finanziamenti, con uno smacco enorme per l’intera comunità sportiva cittadina. Sarebbe non solo una sconfitta amministrativa, ma soprattutto un’occasione persa per generazioni di ragazzi e ragazze che meritano spazi adeguati per crescere e fare sport. Se vogliamo dare un futuro fatto di salute, inclusione e valori autentici ai nostri figli, non possiamo trascurare la parte ludico-sportiva e non possiamo restare fermi di fronte a questa emergenza strutturale. Lo sport non è solo disciplina: è scuola di vita, comunità, crescita.
E qui si innesta un’altra riflessione inevitabile: che fine hanno fatto alcune opere pubbliche legate allo sport? Progetti già finanziati, presentati e avviati, di cui oggi non si conosce lo stato dell’arte. Non si tratta di fare polemica politica, ma di chiedere chiarezza e trasparenza su investimenti che non riguardano numeri e carte, ma la qualità della vita dei cittadini.
Quello descritto è solo l’inizio di un percorso di approfondimento che merita di essere portato avanti. Lo sport non è soltanto competizione e spettacolo, ma è un diritto sociale che passa anche dalla disponibilità di strutture adeguate. Per questo continueremo a indagare, a raccontare e a dare voce a chi vive sulla propria pelle le difficoltà di un sistema che rischia di lasciare troppi ragazzi senza spazi e senza futuro.
