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Poco Antonio e tanta Giorgia: Conte a Trani per le Regionali, ma parla del Paese

Si è tenuto ieri sera a Trani, in una Piazza della Repubblica gremita nonostante la serata fredda e umida, il comizio del Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, a sostegno dei candidati del Movimento nella provincia Bat.

L'evento, pur essendo ufficialmente legato alle elezioni regionali, ha assunto i toni di una manifestazione politica nazionale, con un lungo discorso del leader incentrato quasi esclusivamente sull'esperienza di governo del M5S e sulla critica all'attuale esecutivo.

Conte non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa e non ha concesso battute, limitando la sua interazione a un saluto e una foto ricordo con Rossana Nenna prima di salire sul palco, protetto da un imponente servizio d'ordine e di scorta.

Prima del suo intervento, sono stati presentati i candidati regionali del Movimento, cui sono stati concessi non più di 2 minuti ciascuno per presentarsi.

Il suo comizio, durato circa 30 minuti, ha parlato solo della sua esperienza di governo, della sua «cacciata» da Palazzo Chigi e di un duro attacco al Governo Meloni. La Puglia, il candidato presidente Decaro e la coalizione regionale non sono stati menzionati, trasformando l'appuntamento in un discorso da leader di partito, concentrato sull'identità del M5S. L'unica notizia strettamente locale della serata, secondo alcuni osservatori, è stata la scelta di Trani come sede per la presentazione dei candidati regionali.

IL COMIZIO

Conte ha esordito criticando la politica moderna: «La politica mi ha un po' stufato anche, anche se stasera siete qui, perché la politica allontana i cittadini, che non si può più polemiche, scontri, insulti, giusto? La politica dovrebbe essere invece cercare di concentrarsi su quello che è utile per voi. Anche delle volte basta il buonsenso, basta la buona fede».

Ha poi affrontato il tema dell'astensionismo, attribuendolo al tradimento delle promesse elettorali: «Oggi sta aumentando l'astensionismo. Perché? Perché evidentemente ci si sente traditi. Addirittura molti di voi non vanno più a votare. La convinzione è che tanto non cambia nulla. Voti qui, voti lì, tanto sono tutti uguali. Questo però vi preclude la possibilità di contribuire, incidere». Ha quindi invitato i cittadini a non rinunciare a «distinguere, a discernere».

Conte ha poi rievocato la sua uscita da Palazzo Chigi con un sorriso, sentendosi «appagato» da aver fatto il possibile durante il periodo più duro, in piena emergenza pandemica, quando l'Italia era senza mascherine e senza posti in terapia intensiva. Ha attribuito la caduta del suo governo, dopo aver portato «centonove miliardi» (riferendosi ai fondi europei), all'intervento dei «comitati di affari, i burboni, i volponi, i solidinoti» che non volevano il Movimento al governo.

Riguardo la successiva stagione Draghi, ha ammesso il trauma e la perdita di voti, ma ha giustificato il sostegno, votato dagli iscritti online, come un atto di «generosità e rispetto al paese che non si era ancora salvato» dalla pandemia, sostenendo di aver agito per difendere le misure messe in campo dal M5S.

ATTACCO A MELONI

Il cuore del discorso è stato il duro atto d'accusa contro l'attuale Governo di Giorgia Meloni. Conte ha ricordato come l'Italia, grazie alle misure del suo governo durante la pandemia, fosse diventata una «locomotiva velocissima Freccia Rossa 1000» in Europa, con una crescita del Pil e una riduzione del rapporto debito/Pil di 20 punti. Ha lamentato che questi successi non vengano riconosciuti, e che il dibattito sia stato distolto su questioni come i «banchi a rotelle» o, soprattutto, il Superbonus.

«Stanno raccontando che non si può fare la manovra perché ci sono i debiti del Superbonus», ha tuonato Conte, definendo il bonus un investimento utile per il paese, ricordando che la misura era stata gestita anche da esponenti dell'attuale maggioranza.

Il vero debito, che lo rende «preoccupato per il futuro dei nostri figli», è quello per l'acquisto delle armi. Conte ha attaccato Meloni per aver sottoscritto a Bruxelles il piano di riarmo europeo e l'aumento delle spese militari in sede Nato dal 2% al 5%, una firma che costerà all'Italia «445 miliardi» nei prossimi dieci anni in sole spese aggiuntive militari, senza un voto del Parlamento. Ha poi criticato le politiche con gli Stati Uniti: «abbiamo solo dato» con acquisto di armi e gas, e ha lamentato la promessa di «zero tasse» ai giganti del web americani.

Conte ha denunciato tre anni di tasse sotto l'attuale governo, sostenendo che la pressione fiscale è ai massimi da undici anni, a scapito delle fasce più deboli e del ceto medio. Ha evidenziato l'aumento della spesa alimentare (+25% negli ultimi quattro anni) e il calo del potere d'acquisto, con «una famiglia su tre ha tagliato la spesa alimentare», mentre il paese ha «i record dei poveri assoluti» e sei milioni di lavoratori precari che guadagnano meno di 1000 euro al mese.

Infine, Conte ha attaccato il Governo per aver detto «no» al salario minimo, nonostante la richiesta del M5S, e per aver «definanziato» la sanità, spostando risorse sulle spese militari, nonostante i fondi del PNRR lasciati in cassa. Ha portato l'esempio virtuoso degli asili nido inaugurati nei comuni a Cinque Stelle con i fondi Pnrr.

Il comizio si è concluso con l'appello finale al voto per il Movimento: «Se voi rimanete a casa, se non convincete gli altri a venire a votare, questi rimarranno qui per anni e continueranno a farci tornare alla casta ai privilegi di una volta. Votate M5S per costruire anche in prospettiva a livello nazionale un progetto nazionale per mandarli a casa».


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