Sessantacinque anni fa, il 16 novembre 1960, un 12enne tranese, Nunzio Zitoli, incendiò la Biblioteca comunale «Giovanni Bovio». Il gesto, compiuto «per disperazione», fu la reazione all’obbligo impostogli dal padre di abbandonare gli studi per lavorare come apprendista muratore. Le fiamme, domate dal direttore Benedetto Ronchi, dai carabinieri e da alcuni cittadini, causarono danni per circa 80.000 lire.
Identificato in poche ore, il ragazzo confessò motivando l’atto con l’impossibilità di continuare a studiare. La stampa, in particolare la «Gazzetta del Mezzogiorno», raccontò con partecipazione la sua storia di povertà e il suo profondo desiderio di istruzione, suscitando grande emozione. Diverse realtà si mobilitarono per aiutarlo: gli esploratori dell’Asci pagarono tasse scolastiche e libri, mentre una sottoscrizione del «Romanazzi» di Bari raccolse ulteriori fondi. Zitoli poté così iscriversi alla scuola professionale.
Non mancarono però critiche: sul Tranesiere il professor Raffaello Piracci bollò l’incendio come mero vandalismo, accusando i giornali di aver romanzato eccessivamente la vicenda. L’opinione pubblica rimase divisa tra chi vedeva Zitoli come simbolo della povertà che nega il diritto allo studio e chi lo considerava solo un adolescente ribelle.
Zitoli, emigrato nel 1975 a Milano dove lavorò come calzolaio e marmista, è morto a 68 anni a Battipaglia.


