Si vota a 88 anni, si vota a 93, si vota a 94. Il dovere civico del voto viene ancora esercitato pienamente da quei cittadini che, nonostante l'età avanzata e grazie alle ottime condizioni di salute, non si pongono alcun problema e si recano regolarmente alle urne, dimostrando che la democrazia chiama in causa tutti.
Un esempio di impegno è stato dato dallo storico edicolante Antonio Ulisse di piazza della Repubblica (88 anni), dal granatino ex commerciante di pietra di Trani Ettore Falco (93 anni) e dalla coraggiosa Luigia Colonna (94 anni).
La signora Colonna, in particolare, ha un passato significativo: da giovanissima, in tempi di guerra, suonava le campane per dare l’allarme e permettere alla popolazione di fuggire e mettersi al riparo. Dopo avere votato presso la sezione elettorale numero 2, ha raccontato con passione la sua storia ai componenti del seggio.
Tuttavia, i grandi assenti in questa consultazione regionale sono stati i giovani. La loro affluenza è risultata troppo esigua rispetto alle aspettative. Al referendum se ne erano visti di più perché quei quesiti toccavano argomenti ritenuti più "cari" alla loro sensibilità.
Questo dato solleva una riflessione. Non basta recarsi alle urne solo perché motivati da un problema che ci tocchi da vicino. Quello, infatti, sarebbe interesse particolare, individualismo ed egoismo.
Votare, invece, è l'espressione di un atto di democrazia per il bene della collettività, nella quale ci siamo anche noi, ma nella quale ci sono anche tutti gli altri.
Sentirsi parte di una comunità è il principio basilare in base al quale si vota. Se non si comprende questo, si rischia di perdere i valori fondamentali della democrazia.
È questo il motivo per cui la partecipazione alle urne diminuisce costantemente. I novantenni, in condizioni di votare saranno sempre meno, mentre i giovani che possono votare, ma non lo fanno, saranno sempre più.
Una matematica che è lo specchio dei tempi e, probabilmente, di un mondo cambiato, decisamente in peggio.


