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«Astensionismo? Ripartiamo da Costituzione e giovani»

Le elezioni regionali si sono appena concluse. Ancora una volta è cresciuto il numero dei non votanti.

Purtroppo, si tratta di un fenomeno allarmante e in costante crescita che denota un senso di disaffezione, di distacco, di sfiducia della popolazione verso chi – ai vari livelli - ha avuto e ha il governo della cosa pubblica.

Eppure la politica riguarda tutti. Dovrebbe essere un impegno per tutti e di tutti, perché necessaria per la convivenza pacifica e democratica. Non se ne può fare a meno.

Per questo motivo, occorre porvi rimedio prima che sia troppo tardi. Ne va dei diritti e delle libertà conquistate a caro prezzo dagli uomini e dalle donne che nel secondo conflitto mondiale hanno fatto la Resistenza, hanno lottato e dato vito alla Costituzione repubblicana.

Certo un mondo migliore è sempre possibile e rimane un compito di alta responsabilità affidato a ciascuno di noi. Ma è anche vero, che in Italia le diseguaglianze economiche e sociali sono aumentate e si acuiscono ogni giorno. Per non parlare del merito che non vale da nessuna parte. Così come l’etica, la coerenza, la verità che per molti (sedicenti) politici sono valori del tutto sconosciuti e, per di più, continuamente oltraggiati.

La cronaca è piena di casi di corruzione di politici che al posto degli interessi pubblici hanno fatto prevalere quelli privati. Con buona pace del bene comune e del servizio pubblico a cui costoro dicono di essersi dedicati.

A causa dell’insipienza e dell’inettitudine che pervade molti di loro – a qualunque livello - il Paese non cresce in maniera armonica e unitaria. Anzi è in recessione.

La sanità, l’istruzione, la previdenza, la solidarietà verso gli ultimi (le periferie esistenziali tanto care a Papa Francesco), l’ambiente, il lavoro, invece di essere gli strumenti per elevare la persona umana, quando va bene, sono soltanto voci di costo relegate in una riga di bilancio.

Il mercato del lavoro è piegato agli interessi e alle logiche disumane della finanza. Mentre Papa Francesco ricordava accoratamente che la terra, la casa e il lavoro sono diritti sacri (cfr. discorso del 20/9/24 all’incontro promosso dal Dicastero per lo sviluppo umano integrale).

San Paolo nella Lettera ai Romani (4,4-5) scriveva: a chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito. In altre parole chi lavora riceve per diritto e non come regalo il salario, debito che il datore di lavoro deve al lavoratore.

Da decenni, invece, assistiamo a forme di lavoro sempre più simili vicine allo sfruttamento e assimilabili a vere e proprie forme di abuso sulla persona del lavoratore trattato, in particolare nell’ambito privato, come una cosa.

Se il lavoro non riesce a garantire la dignità personale, la società civile non cresce e non può progredire, anzi, viene progressivamente privata delle risorse necessarie per attuare politiche condivise e lungimiranti per fare fronte ai servizi essenziali.

Forse, questi sono alcuni dei motivi che, probabilmente, spingono molti, soprattutto, giovani, a disinteressarsi della politica e a non votare, perché, pensano, non cambierà mai nulla!

Ultimamente si sente ripetere in modo preoccupante che il potere del governo deriva dalla volontà della maggioranza: è un principio democratico, però, non sempre può essere applicato; molte volte la volontà della maggioranza è cieca, ottusa e relativa nei numeri.

Sulle questioni fondamentali (come i diritti umani, l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, l’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire) non può valere ciò che pensa la maggioranza.

Chi volesse, sul punto potrebbe rileggere l’illuminante e lucido discorso che il 22/9/11 Papa Benedetto XVI ha tenuto nel Parlamento tedesco.

Se così è, cosa fare per riportare gli elettori a votare? Riconoscere tutti, ogni giorno, a partire da chi ha qualunque tipo di potere, che la politica è servizio per il bene comune e non privilegio.

Questo è il primo passo per recuperare la fiducia degli elettori. Poi bisognerebbe che ogni impegno politico non metta mai tra parentesi i Valori su cui si basa la nostra Costituzione, anzi ad essa orienti ogni sua scelta.

Dare il buon esempio, in particolare, ai più giovani, accompagnarli da vicino nel loro processo educativo e formativo, dando loro maggiore fiducia. Coinvolgerli e a renderli consapevoli del loro status di cittadini, motivarli e sostenerli nelle idee, nei progetti che propongono e, quando serve, recuperarli da ogni tipo di ambiente malsano. Eliminare le diseguaglianze sociali, incoraggiare la cultura dell’incontro per favorire il rispetto di tutte le persone e contribuire alla costruzione di città sempre più a misura d’uomo, riscoprire il valore delle radici e della memoria storica della propria comunità come parte di una comunità più grande, avere una visione ispirata all’ecologia integrale (che non significa avere cura soltanto dell’ambiente).

È utopia? No. È la base della buona politica.

Nicola Ulisse

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