Nelle sale del Palazzo delle Arti Beltrani, si è svolto un nuovo incontro del progetto «Mica Scemi!», l’iniziativa promossa dal Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza attraverso il «Fondo unico Giustizia» e realizzata dal Comune di Trani in collaborazione con l’Auser-Trani. Si tratta di un percorso pensato per rafforzare la consapevolezza degli anziani, aiutarli a riconoscere tempestivamente i tentativi di raggiro e fornire strumenti concreti per tutelarsi, soprattutto in un’epoca in cui le truffe evolvono rapidamente, seguendo le trasformazioni della società digitale.
All’incontro hanno partecipato l’ingegnere Nicola Di Cosola, esperto in nuove tecnologie e sistemi informatici, e l’avv. Mariangela Ghergo, presidente regionale di Federconsumatori, una delle associazioni più attive nel campo della tutela dei cittadini contro pratiche scorrette, raggiri commerciali e frodi finanziarie. A coordinare gli interventi è stata la referente del progetto, Francesca Carbone, che ha introdotto i lavori illustrando finalità, obiettivi e contesto dell’iniziativa.
Nel suo intervento, Di Cosola ha spiegato nel dettaglio come stiano cambiando i meccanismi di sicurezza adottati dagli istituti bancari e come le tecnologie biometriche – che si basano su volto, impronta digitale e riconoscimento vocale – possano rappresentare una difesa efficace contro i tentativi di accesso fraudolento ai conti correnti. «Il cellulare riconosce unicamente il volto» ha sottolineato l’ingegnere, ricordando che questi sistemi, seppur molto avanzati, non eliminano del tutto il rischio. La prudenza dell’utente resta infatti l’elemento decisivo: nessun dispositivo può sostituire l’attenzione personale, soprattutto quando si ricevono telefonate o messaggi sospetti.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle tecniche utilizzate dai truffatori, che oggi combinano metodi tradizionali e strumenti digitali. Vengono ancora messi in atto i classici raggiri porta a porta, spesso con malintenzionati che si presentano come tecnici del gas, operatori di servizi pubblici o incaricati di controlli urgenti. Ma il terreno più insidioso resta quello delle truffe informatiche, che si avvalgono di email costruite ad arte, link fraudolenti, siti clone, messaggi che imitano le comunicazioni delle banche o delle società di consegna. Tutto studiato per indurre la vittima a fornire password, codici OTP o dati personali.
L’avvocato Ghergo ha presentato diversi casi reali affrontati da Federconsumatori, mettendo in evidenza quanto sia diffusa la tendenza a raggirare le persone più sole o meno abituate alle tecnologie, spesso sfruttando la loro buona fede. «Le vittime non devono mai provare vergogna», ha ribadito, ricordando che denunciare è fondamentale non solo per sperare in un risarcimento, ma anche per evitare che altri cittadini cadano nella stessa trappola. L’associazione riceve ogni anno centinaia di segnalazioni: truffe bancarie, furti di identità digitale, finti investimenti ad altissimo rendimento, piattaforme di trading inesistenti e vendite ingannevoli che promettono guadagni impossibili.
Uno dei temi più discussi dell’incontro è stato quello delle «truffe romantiche», cresciute in maniera significativa negli ultimi anni. Si tratta di un fenomeno che sfrutta la solitudine e la ricerca di affetto, usando profili falsi, immagini rubate e storie personali inventate per instaurare un rapporto emotivo con la vittima. Dopo aver guadagnato fiducia, il truffatore inizia a chiedere denaro con motivazioni plausibili: un biglietto aereo, un problema medico improvviso, un’emergenza familiare. «Arrivano messaggi su Facebook, Instagram, e sempre più spesso su WhatsApp: contatti improvvisi da persone bellissime che in realtà non esistono» è stato spiegato, sottolineando come la manipolazione psicologica sia spesso più subdola del raggiro economico stesso.
Nel corso dell’incontro si è discusso anche degli strumenti di tutela: l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) e l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) rappresentano infatti due organismi ai quali i cittadini possono rivolgersi senza dover intraprendere un percorso giudiziario lungo e costoso. L’avvocato Ghergo ha illustrato in quali casi sia possibile ottenere un rimborso, quali documenti servano e come presentare correttamente un ricorso. Ha inoltre ricordato che molte banche, quando la vittima dimostra di aver subito una frode nonostante condotte diligenti, sono tenute a intervenire in via risarcitoria.
In chiusura, è stato rilanciato l’obiettivo principale del progetto «Mica Scemi!»: educare, informare, condividere esperienze e creare una rete di protezione. Solo una comunità consapevole, è stato evidenziato, può contrastare efficacemente un fenomeno in continua evoluzione. Gli organizzatori hanno ribadito l’importanza di parlare apertamente delle truffe, di non minimizzare gli episodi e di segnalare sempre alle autorità ogni tentativo di raggiro, anche se sventato. Perché la prevenzione parte proprio dalla conoscenza.
