Caro mister Moscelli,
fa benissimo a predicare umiltà, a chiedere alla squadra e all’ambiente di non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo e di non celebrare troppo i successi ottenuti fin qui. Ha ragione quando invita tutti a «fare finta che i record non esistano», perché il calcio insegna che si vince solo restando con i piedi ben piantati a terra.
Tuttavia, il diritto – anzi, il dovere – di ricordare negli almanacchi le imprese compiute non è qualcosa da evitare. La storia del calcio, che lei conosce profondamente, è piena di esempi virtuosi di squadre passate alla memoria non tanto per i titoli vinti, quanto per i record raggiunti, in molti casi indipendenti dal risultato finale.
I nostri 59 anni di età ci riportano alla mente pagine che sembrano lontane, ma che hanno inciso in modo indelebile la storia di questo sport. Campionato 1978-79: lo vince il Milan di Liedholm e del grande Gianni Rivera alla sua ultima stagione, conquistando la stella. Eppure, la vera leggenda di quel torneo fu il Perugia di Ilario Castagner, capace di concludere il campionato senza perdere una sola partita. Chissà dove sarebbe arrivato se, a metà stagione, non si fosse infortunato il suo fuoriclasse Franco Vannini.
Ancora prima, nel 1976-77, quando si assegnavano i due punti a vittoria, il titolo lo prende la Juventus con 51 punti, davanti al Torino con 50. Mai una seconda classificata ne aveva fatti così tanti. Quel Torino, guidato sempre da Gigi Radice – lo stesso del tricolore dell’anno precedente – era forse persino più forte della squadra campione.
E come non ricordare il campionato 2013-14, che richiama proprio il Trani odierno: la Roma di Rudi Garcia vince dieci partite su dieci all’inizio (tuttora imbattuto in A), poi il secondo record lo stabilisce la Juventus, che conclude e vince con 102 punti, un primato che nessuno ha ancora eguagliato.
Poi c’è l’Inter dei record 1988-89, il capolavoro di Giovanni Trapattoni: 58 punti in 34 partite, che sarebbero potuti essere 60 se alla penultima ultima giornata non avesse “consegnato” la vittoria a un Torino comunque destinato alla retrocessione. Una squadra che chiuse con una media punti superiore persino alla Juventus del Trap del 1976-77.
Come vede, mister, ci sono record che restano nella storia a prescindere di scudetti e trofei. Alcuni diventano patrimonio sportivo e culturale, come il 19”72 di Pietro Mennea a Città del Messico, nel 1979: un tempo che ancora oggi è record europeo dei 200 metri. E dire 19”72 significa dire Mennea, significa dire un’epopea.
Ecco perché, caro mister Moscelli, che il Trani debba vincere il campionato ormai è un dato di fatto. Ma non smettete di divertirvi nel centrare pure altri traguardi. Perché, glielo possiamo assicurare, anche questi meritano di restare nella storia.
