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«Istanze private non paralizzino attività Comune»: lavori pubblici, doppia archiviazione per il dirigente

L’attività amministrativa «rischierebbe di essere paralizzata a fronte di ogni istanza proveniente dai privati, anche se del tutto eccentrica rispetto alla sfera giuridica soggettiva dei richiedenti». Con queste motivazioni il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Francesco Tosto, ha chiesto e ottenuto l’archiviazione di una denuncia per omisioni d'atti d’ufficio nei confronti di un dirigente comunale.

Il procedimento penale riguardava Luigi Puzziferri, figura apicale dell’Area lavori pubblici del Comune. A chiudere definitivamente la vicenda è stato il Gip, Lucia Anna Altamura, che ha condiviso integralmente le conclusioni del pubblico ministero, ritenendo che le contestazioni sollevate non configurassero alcun reato ma riguardassero esclusivamente aspetti di ordinaria amministrazione.

L’esposto era stato presentato dall’ex consigliere e assessore comunale Giuseppe De Simone, anche in rappresentanza dei soci del circolo Mcl di via De Robertis. Al centro della denuncia, nove Pec inviate al Comune alle quali, secondo il denunciante, non sarebbe stato dato riscontro. Le questioni segnalate spaziavano da uno stallo per disabili intestato a una cittadina deceduta, per il quale De Simone aveva subito una multa con rimozione del veicolo, a presunti permessi carrabili rilasciati in violazione del nuovo Codice della strada, fino alla scarsa manutenzione di via De Robertis, al mancato ripristino di un tombino sprofondato davanti alla sede del circolo e al mai realizzato allargamento di via Vecchia Corato.

Per il pm Tosto, tuttavia, tali istanze non incidevano su diritti soggettivi del denunciante, ma rientravano nella normale attività programmatoria dell’ente. Richiamando una sentenza della Cassazione del 2009, il magistrato ha chiarito che riconoscere un obbligo generalizzato di risposta vincolante su questioni prive di un diretto riflesso giuridico determinerebbe una paralisi dell’azione amministrativa. In assenza dei presupposti dell’omissione di atti d’ufficio, la richiesta di archiviazione era già stata formulata il 23 maggio 2025.

De Simone si era opposto, producendo ulteriore documentazione e sostenendo, tra l’altro, che numerosi passi carrabili in via Montegrappa sarebbero irregolari perché rilasciati sulla base di una normativa ormai superata. Ma anche su questo punto il Gip ha ritenuto superfluo ogni approfondimento istruttorio, rilevando che le doglianze attenevano al buon andamento della pubblica amministrazione e non a condotte penalmente rilevanti.

In udienza il dirigente comunale è stato difeso dall’avvocato Antonio Florio, che ha definito le accuse «pretestuose e strumentali», parlando di un vero e proprio «intento persecutorio» e sostenendo che semplici contestazioni amministrative sarebbero state trasformate in infondate denunce penali.

Dopo la pubblicazione della notizia, si è aperto un botta e risposta pubblico. De Simone ha precisato che le sue segnalazioni riguardavano «basole sconnesse o persino mancanti», tali da costituire un pericolo concreto e attuale per la sicurezza dei cittadini. L’ex amministratore ha spiegato che la sua convinzione circa l’obbligatorietà dell’intervento comunale si fondava su un orientamento del Consiglio di Stato del 2023, che imporrebbe agli enti proprietari delle strade di intervenire entro trenta giorni per rimuovere i pericoli segnalati. Una decisione giudiziaria che De Simone ha dichiarato di accogliere con amarezza, interrogandosi sul valore della prevenzione e sull’effettivo obbligo di manutenzione per evitare danni alle persone.

Lapidaria la replica dell’avvocato Florio, secondo cui i provvedimenti giudiziari «vanno impugnati e non commentati sui giornali», sottolineando che le ragioni del dirigente hanno trovato accoglimento nelle sedi competenti.

Alla replica è seguita una controreplica di De Simone, che ha chiarito come le archiviazioni non siano impugnabili in senso stretto, ma possano eventualmente essere oggetto di valutazioni di legittimità da parte degli organi competenti, inclusi quelli di autogoverno della magistratura. Ha inoltre osservato che eventuali profili deontologici relativi alle dichiarazioni dei legali rientrano nella competenza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

A chiudere la polemica, una nuova e breve controreplica dell’avvocato Florio, che con toni ironici ha ringraziato per «la lezione di procedura penale e deontologia», augurando infine «buon Natale e felice anno nuovo».


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