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Riuso e condivisione: lo swap party della Baldassarre contro la moda usa e getta

Iniziare un nuovo anno significa anche scegliere da dove guardare al futuro. Tra le tante esperienze che hanno attraversato le scuole del territorio negli ultimi mesi, alcune continuano a parlarci anche a distanza di tempo, perché non si sono esaurite nel giorno in cui sono accadute.

Non per la sua scala o per l’eco mediatica, ma per la lucidità e la consapevolezza da cui è nata. Il 15 dicembre, all’interno di un percorso di educazione civica, la comunità studentesca della classe 3M della Scuola Secondaria di I° Grado “E. Baldassarre” ha trasformato un momento formativo in un’azione concreta: uno swap party all’interno della scuola, aperto alla cittadinanza.

Uno swap party è un momento di scambio collettivo: abiti e accessori che non si usano più trovano nuove storie e nuovi corpi, senza passare dal mercato e senza produrre nuovo consumo. È una pratica semplice, ma profondamente politica, perché mette in discussione l’idea che il cambiamento passi solo dall’acquisto e non anche dalla cura, dal riuso e dalla condivisione.

Al centro della riflessione che ha portato a questo evento c’è il tema del fast fashion: un modello produttivo basato sulla velocità, sull’eccesso e sull’obsolescenza programmata dell’abbigliamento, con conseguenze ambientali e sociali ormai evidenti. Un sistema che inquina, sfrutta il lavoro e normalizza un consumo sempre più distante dai bisogni reali.

Colpisce che questa consapevolezza non arrivi da esperti o campagne istituzionali, ma da persone molto giovani, capaci di leggere criticamente il presente e di agire di conseguenza.

Per questo, più che raccontare l’evento dall’esterno, abbiamo scelto di lasciare spazio alle loro parole, così come sono emerse: dirette, sicure e profondamente sincere.

Da dove è nata l’idea di fare questo evento?

«Nell’ora di educazione civica abbiamo affrontato l’argomento del fast fashion. Dovevamo vedere un video che ci ha colpiti molto e uno dei compiti a casa era quello di fare dei volantini in gruppo per un ipotetico swap party.

Il giorno dopo siamo andati a scuola e abbiamo pensato: “Perché non renderlo reale? Perché non concretizzare quello che facciamo a scuola?”. Ed è così che è nata l’idea.»

Che cos'è il fast fashion? Come lo descrivereste ad una persona adulta?

«Il fast fashion è un fenomeno molto diffuso negli ultimi anni che consiste nella produzione e nella compravendita eccessiva di capi d’abbigliamento e accessori.

È un problema perché crea moltissimo inquinamento, dato che vengono rilasciati materiali e scorie tossiche, oltre alle emissioni di CO₂.»

« Infatti vengono sfruttati sia per orari lavorativi, che durano quasi 12 ore al giorno, ma anche per la paga di quasi 20 centesimi all'ora, e soprattutto va anche a colpire i minori, persone della nostra stessa età che vengono sfruttate in queste fabbriche, semplicemente per portare quel poco che serve alla loro famiglia.»

-           Avete detto che è andato tutto da un approfondimento, da una lezione, durante l'ora di educazione civica. Ma dall’idea all’effettiva organizzazione dell’evento qual è stato il procedimento seguito?

«Allora, per prima cosa siamo andati dal preside, dopo che abbiamo avuto questa idea, per chiedergli se fosse possibile organizzarla. Poi abbiamo chiesto aiuto ai nostri docenti per darci una mano e per sorvegliarci, visto che siamo tutti minorenni, nell'organizzazione di questo swap party.»

L’organizzazione, spiegano, è stata più naturale del previsto:

«Beh, come organizzazione non era niente di difficile, perché a me e a tutti gli altri miei compagni, era già venuta in mente una scaletta su come organizzarlo: i tavoli, gli aiutanti, i ticket. Piano piano abbiamo sviluppato tutto e reso possibile questa idea.»

-           Cosa ne hanno pensato i vostri genitori o le persone a cui l'avete raccontato?

«I professori e i nostri genitori erano molto entusiasti quando l'hanno sentito, infatti hanno fatto tutto il possibile per aiutarci, anche se l'abbiamo fatto per lo più noi.

Inoltre, proprio i nostri genitori ci hanno fatto capire che la cosa giusta era rendere l’evento aperto a tutti, perché inizialmente era nata come un’idea per la scuola. Ma dopo aver avuto questo riscontro positivo anche all'esterno, abbiamo deciso di aprirla a tutti.»

Non sono mancati però i momenti di scoraggiamento:

«Quando siamo andati per le varie classi, i comportamenti di alcuni coetanei ci hanno un po' demoralizzato. Ma noi comunque abbiamo trovato la forza per andare avanti.»

-           Quali comportamenti pensate che scoraggino queste tipo di pratiche?

Tra gli ostacoli principali, i ragazzi individuano la paura:

«La paura che magari questo progetto non avesse un seguito, e quindi di fare brutta figura, perché alla nostra età poi si vive anche di questo.»

Un altro problema è stato il giudizio dei coetanei, anche sui social:

«Alcuni hanno preso molto bene quest’idea e ci volevano aiutare, solo che per via degli spazi non siamo riusciti a coinvolgerli tutti.

Solo che altri compagni sono stati un pochino scoraggianti perché, quando noi chiedevamo se volessero condividere queste idee, anche attraverso Instagram, molti ci rispondevano di no, proprio perché avevano paura di essere giudicati dagli altri.»

«Questa iniziativa, proprio per la nostra età, deve comunicare a tutti che non bisogna solamente pensare al giudizio degli altri, bisogna pensare al proprio futuro, a come migliorare il mondo.»

-           Cosa vi è rimasto dopo questo primo swap party?

Il giorno dello swap party ha ripagato ogni sforzo:

«Vedere così tanta gente, non solo nostri parenti e amici, ma anche persone che vengono da fuori, è stata proprio pura soddisfazione. Abbiamo pensato: “allora veramente il lavoro ripaga”.

Un risultato arrivato dopo fatica e anche tensioni:

«Ci sono stati molti sforzi, incomprensioni e problemi anche tra amici per l’organizzazione. Ma alla fine, dopo molti disguidi, ce l’abbiamo fatta e siamo davvero contenti di questo risultato.»

Lo swap party della classe 3M non si è concluso con la fine dell’evento, ma ha lasciato nella comunità una traccia chiara: la dimostrazione che anche da giovanissimi è possibile trasformare ciò che si impara a scuola in un’azione concreta. Una traccia che non resta isolata, ma si intreccia con altre esperienze nate negli stessi mesi: dalle palle di semi realizzate con i bambini durante la Festa dell’Albero nelle scuole primarie “Brig. Antonio Cezza” e “Mons. Petronelli”, alla cura costante dell’area di Boccadoro, fino alla piantumazione al liceo classico “F. De Sanctis” di poche settimane fa. Gesti diversi, contesti differenti, ma un orizzonte comune: rendere l’educazione ambientale pratica condivisa, responsabilità collettiva, presenza attiva sul territorio.

Perché il cambiamento, come hanno raccontato in prima persona, può partire da una lezione e da una domanda semplice: “Perché non renderlo reale?”


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