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Campo Povia, «un'anima per un luogo che era solo struttura»

Dopo tre anni e mezzo di attesa, si è tenuta questa mattina in corso Matteo Renato Imbriani la cerimonia ufficiale di intitolazione del campo di calcio comunale in sintetico adiacente la scuola media Bovio a Vincenzo Povia, indimenticabile presidente dell'Ursus Trani e promotore di un calcio genuino a dimensione familiare.

La decisione era stata presa dalla giunta comunale il 26 luglio 2022, dopo il parere favorevole espresso dalla Commissione Comunale per la Toponomastica nella seduta del 4 maggio dello stesso anno. La commissione aveva riconosciuto unanimemente «il contributo dato da Vincenzo Povia alla città di Trani, in particolare nel settore calcistico, per il forte impegno profuso in favore della formazione dei giovani».

Anna Povia, una delle figlie del maestro Vincenzo, ha partecipato alla cerimonia con evidente commozione: «Diciamo che io sono un po' commossa sicuramente. Mio padre per me è stato padre e madre, per me e per i miei fratelli, Marta, Grazia e Mimmo. Per noi è stato un punto di riferimento, da lui abbiamo ereditato il modo di vivere bene con i ragazzi. Infatti la maggior parte di noi siamo educatori e da lui abbiamo acquisito questa eredità».

Anna ha ricordato come il padre fosse «anche il papà di tutti i suoi giocatori», confermando che «tutt'ora, ieri proprio, ho ascoltato alla radio dei pensieri che mi hanno fatto veramente commuovere di molti ragazzi. Mio padre ha lasciato una buona impronta». E con un sorriso ha ammesso: «È vero che spostava i soldi dalla tasca della famiglia verso l'altra tasca della squadra. In questo ci ha fatto arrabbiare un po', però se non avesse speso i soldi al calcio li avrebbe spesi allo psicologo. Ho preferito questo».

Alla cerimonia ha partecipato anche Debora Ciliento, consigliere regionale, presente «perché i nipoti mi hanno invitata, quindi è un piacere esserci. Queste sono le cose belle che guardano il passato e fanno sì che ciò che è stato possa continuare a testimoniare un vivere una società sempre attenta ai ragazzi più giovani». Ciliento ha sottolineato come «lo sport è diventato uno degli aspetti costituzionali, è bello. Quindi comunque è un tassello fondamentale, va prestata la giusta attenzione».

Francesco De Francesco ha rappresentato una famiglia che ha scritto pagine importanti dell'Ursus con tre generazioni di giocatori: «Mio padre Tommaso è stato il primo a giocare nell'Ursus insieme con il presidente. Ricordo mio padre con il furgone che finiva di lavorare alla pescheria e prendeva gli altri giocatori per andare alle trasferte. Come faceva lo stesso presidente Povia con la sua indimenticabile Panda bianca, ci portava in giro per tutte le città della Puglia dai campionati dei ragazzi ai campionati della prima categoria».

«Vincenzo Povia era una persona buona», ha continuato De Francesco. «Era un industriale, ma era umile con tutti quanti. Ci veniva a prendere anche da casa se non potevamo, ci accompagnava. Non era solo un presidente: era autista, faceva da segretario, era psicologo, a volte infermiere. Aveva tutte le qualità. Questa targa gli starebbe anche stretta, ci vorrebbe qualcosa di più grande».

Giacomo Marinaro, presidente del Consiglio comunale ma presente come ex giocatore dell'Ursus, ha ricordato: «Ebbi la fortuna di entrare in questa famiglia perché il presidente è stato il nonno di tutti. Ci siamo veramente divertiti, era bellissimo perché eravamo tutti insieme, un vero gruppo. Il presidente è stato forse uno degli ultimi magnati. Ricordo la sua super Panda che arrivava praticamente ovunque». E ha raccontato un episodio emblematico: «L'ultima partita aveva appena preso la pensione, ci salvammo ai playout e il primo pensiero fu distribuire la pensione ai ragazzi come premio. Queste sono cose che solo Vincenzo poteva fare».

Sul futuro del calcio giovanile, Marinaro è stato chiaro: «Ahimè non vedo altri Vincenzo Povia oggi. Non ci sono. Spero possano tornare, anche se la società è cambiata così tanto. Vincenzo poi era unico, non solo perché ci metteva tanti soldi, ma ci metteva una passione incredibile, 20 ore su 24. Dormiva poco e non credo ci possa essere o possa tornare un uomo come lui».

Il sindaco Amedeo Bottaro ha sottolineato il valore simbolico dell'intitolazione: «Questa è la passione vera dello sport vero, sano, quello dietro il quale non circolano tanti interessi economici, ma che viene fatto in maniera assolutamente gratuita, solo con grande passione e spirito di servizio verso il prossimo. Questo è stato un grande ammortizzatore sociale nella nostra città, prendere tanti ragazzi e portarli sui campi da gioco».

«Non basta ristrutturare i luoghi», ha proseguito il sindaco. «Vi ricordate cos'era questo campo? Cos'è oggi? Noi ne siamo felicissimi. Però i luoghi devono avere un'anima. Per avere un'anima bisogna fare esattamente quello che abbiamo fatto noi intitolando questo luogo a Vincenzo: gli abbiamo dato un'anima. Fino a ieri non ce l'aveva, si chiamava campo Bovio, ma non si poteva chiamare così. Siamo contenti che adesso questo sia il campo Vincenzo Povia. Abbiamo dato finalmente un'anima a questo luogo».

Presente anche Magda Zingaro, moglie di Nicola Lapi a cui è intitolato lo stadio comunale: «L'emozione è tanta, certamente. Lo scoprimento della targa è sempre un momento molto toccante. Nicola raccontava sempre che Vincenzo prendeva i ragazzini, li accompagnava al campo di Monsignor Addazi, era sempre presente. È stato un grande esempio». E ha aggiunto: «Il maestro e l'allievo, come si vuol dire. Speriamo che questa intitolazione possa essere un punto di riferimento per i giovani, bisogna far conoscere la storia in maniera tale che questa possa essere ripercorsa dai più giovani».

Con l'intitolazione di oggi si chiude la serie delle dediche dei campi di calcio comunali a Trani: quella dello stadio a Nicola Lapi era avvenuta domenica 3 dicembre 2023. Due nomi, due storie di passione per il calcio e per la città, che resteranno per sempre impressi nei luoghi dove generazioni di giovani tranesi hanno imparato a giocare, crescere e sognare.


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