Giovanni Guerra, ex agronomo del Comune di Trani, rompe il silenzio sulla caduta della palma di piazza Libertà con un lungo intervento che ripercorre tutti i passaggi di una vicenda che definisce «tragica» e non certo una fatalità. Guerra, che richiama al suo attivo circa 80.000 valutazioni di stabilità arborea documentabili, ricostruisce passo dopo passo i cinque anni trascorsi dalla prima perizia che dichiarava la palma altamente pericolosa fino al crollo del 10 gennaio scorso.
«Da tempo avevo deciso di non essere utente attivo sui social, essendo stato vittima nel recente passato di una vera e propria gogna mediatica - esordisce -, ma alla luce delle tante esternazioni che ho letto in questi giorni, sento il dovere di intervenire, in veste sia di tecnico che di semplice cittadino».
L'agronomo ricorda che il 23 ottobre 2020 fu eseguita dallo Studio Verde di Torino una valutazione della stabilità della palma su impulso di diverse segnalazioni. «Nella perizia, a seguito di accurata indagine visiva e strumentale, alla palma viene attribuita la classe di propensione "elevata", individuando anche la potenziale caduta esattamente laddove è caduta», spiega.
Le conclusioni della perizia erano chiare: «Propensione al cedimento: 4 su una scala di 4, molto probabile. Rischio fitostatico potenziale attuale: 3 su una scala di 4, alto. Nella perizia si diceva chiaramente che la palma fosse altamente pericolosa e che erano necessari urgenti attività di monitoraggio e consolidamento, e nel caso non attuabili la palma era da abbattere».
Guerra elenca una serie di interrogativi inquietanti: «Quando è iniziata l'interlocuzione con la Soprintendenza? Si è tenuto sotto monitoraggio l'inclinazione della palma, apponendo anche un semplice filo a piombo come prescritto? Perché negli anni si sono consentiti eventi, ben conoscendo il grado di pericolosità? Perché si è concesso che i fili delle luminarie fossero attaccate alla palma, tra l'altro in favore di inclinazione?».
L'ex agronomo ricostruisce poi la cronologia degli eventi: nel gennaio 2021, tre mesi dopo la perizia, il Comune annunciava interventi di consolidamento. Nel novembre 2023, oltre due anni dopo, si parlava di «prossimo taglio» della palma, con la Polizia locale che cingeva l'albero con nastro segnalatore «messo a ricoprire un'area limitata sul lato sicuro, quello opposto all'inclinazione. Avrebbe avuto senso interdire tutta l'area di potenziale bersaglio».
Nel giugno 2024, durante un convegno organizzato da Guerra presso la Biblioteca di Trani, l'agronomo portava nuovamente alla ribalta il caso, illustrando la perizia. «Il vicesindaco presente riscontrò affermando ancora una volta che proprio in quei giorni stavano valutando il da fare, prevedendo una ingabbiatura».
Nel 2025, cinque anni dopo la prima perizia, il Comune effettuava ulteriori indagini. «Ma dico io, a che scopo? Non bastavano le immagini di tomografia della prima relazione? È come se uno si facesse a distanza di anni una Tac senza aver eseguito nel frattempo alcuna cura. Soldi sprecati e tempo perso», commenta Guerra.
L'agronomo si mostra incredulo sulla proposta di una «gabbia basale di due metri»: «Come è possibile tecnicamente pensare di sostenere una palma di 19 metri con una gabbia di due metri, peraltro inclinata e dall'ancoraggio basale e radicale critico? È ben noto che per sostenere un albero occorre ancorarlo a 2/3 della sua altezza, nel caso specifico almeno a 6 metri. Sono principi basilari di fisica».
Ma è l'epilogo che lascia Guerra basito: «Si afferma candidamente che il responso definitivo su cosa fare è arrivato a fine dicembre e pertanto si era in procinto di procedere all'abbattimento. Ma ci rendiamo conto? Sotto una palma pericolosa, a rischio di imminente schianto, si consentono eventi come il presepe e ancora più grave la manifestazione del 6 gennaio con bambini per la distribuzione delle calze, quando finalmente si era deciso per l'abbattimento».
La conclusione è netta: «Altro che fatalità la caduta della palma. Trattasi invece di non avere impedito un evento che per i fatti di cui innanzi si aveva l'obbligo e potere di impedire. Non pretendo risposte. Esse andranno date alle Autorità competenti, se lo riterranno, sarebbe il caso. Auguro ai poveri feriti una pronta guarigione».
