Angela Mercorio, candidata sindaco per le amministrative della prossima primavera, ha definito un programma incentrato, fra gli altri punti, sul recupero degli immobili comunali dismessi da destinare a case popolari e spazi per associazioni no profit che offriranno servizi gratuiti ai cittadini. «Trani deve tornare a vivere: spazi aperti, opportunità per tutti», è il suo slogan.
«Forse qualcuno non lo sa ma a Trani ci sono diversi immobili dismessi che potrebbero essere adibiti ad uso civico e sociale», spiega Mercorio. «Parliamo di immobili che possono essere dati ai cittadini come case popolari oppure spazi per associazioni che, in cambio, offrirebbero servizi gratuiti per i cittadini».
La candidata, insegnante specializzata nei Disturbi dell'Apprendimento e psicologa del lavoro, è nata a Capua il 25 agosto 1978 e prima di stabilirsi a Trani ha vissuto in diverse città d'Italia e per alcuni anni anche a Bruxelles, dove ha insegnato all'École Européenne. «La mia candidatura nasce dall'amore per Trani. Voglio aiutare chi fatica a trovare una casa, complice il mercato impazzito e i prezzi troppo alti degli affitti. Voglio aiutare i proprietari che si ritrovano a pagare tasse onerose per le seconde case in modo da favorire i locatori a pagare un affitto inferiore. Non è giusto che famiglie e giovani restino senza tetto mentre tanti spazi comunali restano chiusi e inutilizzati».
In un'intervista alla giornalista Stefania Vaghi per la rivista nazionale Unfolding Roma, Mercorio spiega le ragioni della sua scelta: «Perché Trani non può più permettersi l'irrilevanza. Ho vissuto in grandi città, all'estero, in contesti dove l'amministrazione pubblica è una cosa seria, dove i servizi funzionano perché qualcuno li ha pensati prima. Tornare qui, dopo quelle esperienze, ti fa vedere con chiarezza ciò che manca. Io mi candido perché so che Trani può funzionare meglio: l'ho visto fare altrove».
Sulla distanza dalla classe politica locale, Mercorio è netta: «Nasce dall'aver conosciuto mondi diversi. Vivere fuori, confrontarsi con realtà complesse, ti obbliga a studiare, a misurarti, a non improvvisare. Qui troppo spesso si governa per abitudine. Io porto uno sguardo più largo, meno provinciale, più esigente. E questo, inevitabilmente, crea una frattura con chi è rimasto fermo».
L'esperienza all'estero è stata determinante: «Vivere in grandi città è un privilegio, ma è soprattutto una palestra durissima. Ti insegna il rigore, il confronto, il rispetto delle regole, la velocità decisionale. Ti abitua a standard più alti. Quando torni, non accetti più l'approssimazione come normalità. È quella marcia in più che oggi voglio mettere al servizio di Trani».
A chi sostiene che il suo programma sia troppo ambizioso, risponde: «È un'obiezione che sento spesso da chi non ha mai messo il naso fuori dal proprio perimetro. L'ambizione nasce dalla conoscenza, non dalla fantasia. Io ho visto città simili a Trani diventare attrattive, inclusive, efficienti. So che è possibile perché è già successo. Qui non serve abbassare l'asticella, serve alzarla con competenza».
La visione si traduce in «politiche pubbliche pensate come sistemi, non come interventi spot. Scuole che educano davvero all'inclusione, spazi pubblici che generano comunità, sport e cultura come motori economici, non come costi. Io ragiono come si fa nelle città che crescono: pianificazione, progettazione, valutazione. È questo che manca, ed è questo che io porto».
Mercorio è critica verso l'amministrazione uscente: «Quando piove e la città si blocca, quando i servizi essenziali mancano e nessuno risponde, non è destino. È mancanza di metodo. Io non mi rassegno all'idea che Trani debba funzionare peggio solo perché si è sempre fatto così».
Sulla sua identità di donna con un percorso internazionale alle spalle, afferma: «Le donne che hanno viaggiato, studiato, vissuto fuori sanno tenere insieme visione globale e attenzione locale. Io porto una leadership ferma, competente, non urlata. Non devo dimostrare nulla, devo solo governare bene. E questo, oggi, è rivoluzionario».
A chi la definisce una candidata scomoda, risponde: «Sono scomoda perché non sono ricattabile culturalmente. Non mi accontento, non mi adatto, non abbasso lo sguardo. E chi ha sempre amministrato al minimo indispensabile, davanti a questo, si sente messo in discussione».
Il messaggio finale ai tranesi è chiaro: «Trani merita standard più alti. Io li ho conosciuti, vissuti, pretesi. Ora voglio portarli qui. Non per imitare qualcun altro, ma per dimostrare che anche Trani può essere una città che guarda avanti, senza complessi e senza paura».

