Da una docente chiara ed efficace nella focalizzazione degli spunti salienti, dall'altra una platea attenta e partecipe. Risultato, la conferma dell’attualità di un autore, Pierpaolo Pasolini, che non appartiene al passato, ma continua a parlare con forza al nostro tempo. Una chiusura significativa per un progetto che ha saputo trasformare la memoria in occasione di studio, confronto e consapevolezza critica.
Si è svolta questa sera, nell’aula magna del liceo classico “Francesco De Sanctis”, la manifestazione conclusiva del progetto «Pasolini, l’eretico necessario», promosso dalla biblioteca scolastica dell’istituto e dedicato alla figura e al pensiero di Pier Paolo Pasolini a cinquant’anni dalla sua morte. A chiudere il percorso è stata la professoressa Lea Durante, docente di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Bari, ospite d’eccezione dell’incontro dal titolo «Pasolini e il “nuovo fascismo”. Un corsaro fra politica e cultura».
L’iniziativa ha rappresentato il momento finale di un articolato lavoro che ha coinvolto tutte le classi quinte del liceo in un approfondimento multidisciplinare capace di intrecciare letteratura, politica, cinema e analisi sociale. Un percorso di otto lezioni, oltre la lectio finale odierna, pensato per offrire agli studenti strumenti critici utili a leggere il presente, attraverso la voce di uno degli intellettuali più controversi e profetici del Novecento italiano.
Nel suo intervento, Lea Durante ha restituito un ritratto complesso di Pasolini, sottolineandone la tensione costante tra tradizione e innovazione, tra amore per la cultura popolare e radicale critica della modernità. Al centro della riflessione, il concetto di «nuovo fascismo», individuato da Pasolini non nei regimi autoritari del passato ma nell’omologazione culturale prodotta dal consumismo e dal dominio dei mass media. Un processo che, come evidenziato dalla relatrice, ha portato a quella «mutazione antropologica» da lui lucidamente anticipata, con la progressiva perdita delle identità popolari, linguistiche e culturali.
Durante ha insistito sul ruolo dell’intellettuale come coscienza critica, capace di assumersi il peso della tradizione senza diventarne prigioniero, e sulla centralità della parola, da difendere contro la superficialità e l’appiattimento del linguaggio contemporaneo. Pasolini, ha ricordato, non cercava il consenso, ma il conflitto fecondo, convinto che solo attraverso lo scandalo e la contraddizione fosse possibile smascherare le ipocrisie del potere.
L’incontro ha ripercorso anche l’eredità poliedrica di Pasolini: il poeta civile degli Scritti corsari, il regista capace di raccontare le borgate e di spingersi fino al pessimismo estremo di «Salò», l’intellettuale isolato che ha pagato con l’emarginazione e, infine, con la vita la sua libertà di pensiero. A cinquant’anni dalla morte all’Idroscalo di Ostia, rimasta una ferita aperta nella storia italiana, Pasolini continua a interrogare il presente e a mettere in discussione certezze e conformismi.






