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Schianto palma, gli architetti paesaggisti: «È carenza di programmazione»

Quando la scorsa settimana il vento ha abbattuto decine di alberi in tutta la provincia BAT, la reazione è stata quella di sempre: colpa del maltempo eccezionale, eventi imprevedibili, fatalità contro cui poco si può fare. Ma stavolta qualcuno ha deciso di dire basta con questa narrazione. L'Ordine degli Architetti Paesaggisti Pianificatori e Conservatori della BAT ha scelto di intervenire pubblicamente per mettere i puntini sulle i: gli alberi non cadono per sfortuna, cadono perché le nostre città sono gestite male.

"Gli eventi meteorologici intensi che hanno interessato il territorio hanno causato la caduta di numerosi alberi, con disagi per la cittadinanza e potenziali rischi per la sicurezza pubblica", premette l'Ordine nel suo comunicato, ma aggiunge subito che "tali episodi non possono essere liquidati come fatalità o conseguenze inevitabili del maltempo, ma rappresentano piuttosto il sintomo evidente di una gestione strutturalmente carente del verde urbano".

L'architetto Marina Dimatteo non usa mezzi termini: "Le nostre città si dimostrano ancora una volta non resilienti, incapaci di adattarsi e rispondere agli effetti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici". Il problema, spiega, è che continuiamo a considerare il verde pubblico come un elemento accessorio, qualcosa di decorativo da sistemare quando avanza tempo e risorse. Invece dovrebbe essere trattato per quello che è: una vera e propria infrastruttura urbana, che richiede pianificazione seria, manutenzione programmata, monitoraggio costante e soprattutto competenze specialistiche.

Ma c'è di più. Alla cattiva gestione degli alberi si aggiunge un altro problema che spesso passa inosservato: l'impermeabilizzazione dei suoli. Continuiamo a coprire il terreno con cemento e asfalto, togliendo al territorio la sua naturale capacità di assorbire l'acqua piovana. Il risultato? Più allagamenti quando piove forte e, paradossalmente, alberi meno stabili perché i loro apparati radicali non trovano le condizioni ideali per svilupparsi. "La permeabilità del suolo rappresenta un valore fondamentale per la sicurezza urbana, la mitigazione climatica e la qualità dello spazio pubblico", sottolinea Dimatteo, ricordando che dovrebbe essere una priorità delle politiche urbanistiche locali.

E qui arriva il punto dolente. Esisterebbe uno strumento concreto per affrontare questi problemi: la Legge Regionale Puglia numero 36 sulla rigenerazione urbana. Una norma che promuove il contenimento del consumo di suolo, la de-impermeabilizzazione, la rinaturalizzazione degli spazi urbani e il rafforzamento delle infrastrutture verdi. Tutto quello che servirebbe, insomma. Il problema? "Tale strumento normativo risulta non adottato dalla maggior parte delle amministrazioni comunali della provincia BAT", denuncia l'architetto Dimatteo. Un'occasione sprecata per avviare processi di trasformazione urbana più sostenibili e resilienti.

La caduta di un albero maturo non è quasi mai un incidente improvviso. È il risultato di decenni di scelte sbagliate: potature fatte male, nessun censimento serio del patrimonio arboreo, mancanza di valutazioni fitosanitarie periodiche, assenza totale di una strategia di lungo periodo. E naturalmente, quella cronica mancanza di pianificazione urbanistica integrata che caratterizza tanti comuni del nostro territorio.

Ma c'è un'altra questione che l'Ordine degli Architetti vuole mettere sul tavolo con forza: il ruolo marginale dei tecnici nelle decisioni che contano. "Professionisti con competenze specifiche in pianificazione, paesaggio, rigenerazione urbana e sostenibilità vengono coinvolti troppo spesso solo per adempiere a obblighi normativi, senza un reale ascolto né un effettivo ruolo nei tavoli di indirizzo politico-amministrativo", spiega ancora Dimatteo. In pratica, si chiamano gli esperti solo per mettere una firma dove serve, non per ascoltare davvero cosa hanno da dire.

Il Presidente dell'Ordine degli Architetti Andrea Roselli rilancia il concetto con una riflessione che va oltre il tema specifico del verde urbano: "Richiamo la responsabilità di costruire il futuro valorizzando conoscenza, competenza e visione. Ignorare il sapere tecnico significa rinunciare a guardare più lontano, condannando le nostre città a rincorrere le emergenze anziché prevenirle".

La soluzione, secondo i professionisti, passa attraverso un cambio di paradigma culturale e operativo. Bisogna cominciare a tutelare il suolo come quella risorsa non rinnovabile che è, adottare finalmente gli strumenti di rigenerazione urbana che sono già disponibili sulla carta e coinvolgere in modo sostanziale e continuativo i tecnici nelle scelte strategiche. Non più consulenze formali o pareri pro forma, ma un vero protagonismo delle competenze nella costruzione delle politiche urbane.

Solo così, concludono dall'Ordine degli Architetti, sarà possibile costruire città più sicure, permeabili, resilienti e orientate al benessere collettivo. Città che non debbano ogni volta dare la colpa al maltempo quando cade un albero, ma che abbiano fatto il necessario per prevenire questi eventi. Perché la prossima volta che soffierà un vento forte, ci saranno di nuovo alberi che cadranno. E allora sarà inutile parlare ancora di fatalità.


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