Mauro carissimo,
quando sono venuto a trovarti in ospedale qualche settimana fa, dopo la rovinosa caduta, abbiamo cantato insieme alcune canzoni di De André: ricordavi tutti I versi.
Amavamo De André. La sua simpatia per gli emarginati, per gli irregolari, per gli sconfitti, per i poveri e le parole del Vangelo di oggi lette in chiesa (ero nudo e mi avete vestito, ero affamato e mi avete dato da mangiare) in fondo esprimono lo stesso concetto: l’attenzione e l’empatia per i diseredati, gli scarti della società.
Questa visione del mondo ha sempre caratterizzato il nostro impegno sociale e politico. In particolare, quante visite hai fatto gratis! Quanti passaggi burocratici hai saltato pur di dare una mano a chi ne aveva bisogno! Quante vite hai salvate! Insomma La tua generosità, soprattutto a Trani, era diventata proverbiale.
Hai rinunciato a fare salti di carriera quando hai capito che questo avrebbe potuto danneggiare gli altri, rifiutando soluzioni di facile compromesso. È aumentata, così, la mia smisurata ammirazione per la tua rettitudine morale.
Durante la visita ospedaliera abbiamo parlato delle tue famose cinquecento bracciate di nuoto a mare, di cui eri fiero. Io ero un po’ invidioso, visto che mi fermo dopo sole dieci bracciate.
E ora parliamo della tua raffinata mente matematica. In matematica io ero uno schiappa. Più di una volta ho chiesto il tuo aiuto. Ma nonostante il tuo impegno nelle spiegazioni, sbagliavo gli esercizi e tu, con voce stonata, mi canticchiavi: “Tu non hai capito niente”. (Luigi Tenco).
Devi riconoscere, amico carissimo, che a metà degli anni '90 ti eri messo in pantofole, ritirato nella vita privata, con scarso impegno per le problematiche sociali. Io mi sono incazzato e ti ho tirato le orecchie, ricordandoti che il nostro preciso dovere era marcare una presenza critica nella società e intraprendere, perciò, un impegno politico ben preciso.
In brevissimo tempo sei uscito dal sonno, assumendoti responsabilità politiche di partito e contribuendo così, al miglioramento della città.
Le battaglie all’Università, poi, si sprecano: occupazioni, interruzioni di lezioni per protesta, controcorsi con i sindacalisti, che goduria!
Sei stato, poi, uno dei leader del gruppo parrocchiale di San Giuseppe di Trani. Campeggi, messe rock, raccolta di stracci per Mani Tese, attività per il terzo mondo hanno caratterizzato le nostre presenze a Trani insieme al rifiuto di appoggiare la Democrazia Cristiana nelle varie campagne elettorali. Le autorità ecclesiali volevano farcela pagare cara, ma noi ce ne siamo infischiati e abbiamo aderito a “Cristiani per il socialismo” e al movimento dei preti operai.
I viaggi a Taizé, per quattro anni consecutivi, hanno aperto la nostra mentalità sprovincializzandola. E con Gianni Novello, anche recentemente, hai continuato ad avere, più di me, un bel rapporto.
Negli ultimi anni ti sei dedicato molto alla tua famiglia, soprattutto a tua moglie, bisognosa di accertamenti e di cure. Eri ossessionato dalla ricerca delle cause della sua malattia: una tenacia invidiabile e una dimostrazione di attaccamento affettivo. Ancora una volta, a prevalere è stata la tua generosità.
Già: sei sempre stato capace di “generare” (creare) rapporti positivi e relazioni sane con la gente.
Oggi la chiesa era stracolma di persone che ti hanno voluto bene e che ti sono ancora oggi riconoscenti.
Ci siamo conosciuti, Mauro, in prima media (1960) e non ci siamo più lasciati.
Insieme all’università (ci siamo laureati nello stesso giorno), insieme nel lavoro (abbiamo cominciato a lavorare nel Pronto Soccorso di Trani lo stesso giorno), insieme nel percorso sociopolitico.
Sei stato, Mauro carissimo, il mio unico e migliore amico, più di un fratello.
La tua mancanza mi devasta, ma dentro il mio cuore conservo per sempre il tuo sorriso, la tua ironia, la tua serietà, il tuo affetto per le persone più deboli.
Conserverò tutto il tuo amore.
Rocco Canosa
