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Violenza online, l'avvocato tranese Luca Volpe audito alla Camera: «Servono norme e cultura»

Presso l'Aula del VI piano di Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha svolto in videoconferenza l'audizione dell'avvocato tranese Luca Volpe, esperto della materia, con riferimento al filone di inchiesta sulla violenza di genere online.

Nel 2012 l'avvocato Volpe, partendo da una specializzazione come legale matrimonialista ed esperto di diritto di famiglia, è stato selezionato per un percorso formativo multidisciplinare nelle materie attinenti a tutte le forme di violenza sulle donne, organizzato dalla Fondazione dell'Avvocatura Italiana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da lì ha preso avvio un percorso che lo ha portato a pubblicare nel 2024 il libro "Online! Guida ai rischi del web" (2024, Diarkos editore), incentrato sui temi della violenza di genere in rete.

«Anzitutto grazie a voi per questo privilegio di poter dire la propria su un tema così delicato come quello della violenza contro le donne -, ha esordito Volpe, ricordando l'iniziativa dell'UN Women lanciata tra il 25 novembre e il 10 dicembre 2025 -. Le Nazioni Unite hanno avvertito l'esigenza di queste giornate di sensibilizzazione perché nel deprecabile fenomeno della violenza contro le donne ce n'è uno ancora più subdolo, quello della violenza online. I legislatori delle democrazie occidentali più avanzate al momento ancora non hanno trovato soluzioni efficaci per fronteggiare questa nuova frontiera della violenza».

L'avvocato ha indicato due direzioni principali di intervento: «La prima è quella di una legislazione aderente alla novità dell'online. Oggi con l'intelligenza artificiale reati orrendi come il revenge porn, come la possibilità di fare deepfake, cioè di costruire sul corpo di una donna reale un'immagine orrenda sui social, richiedono un nuovo modo di fare le norme. Per anni siamo andati avanti con norme già esistenti, come lo stalking, adattate alle nuove realtà».

Il secondo fronte riguarda la cultura: «Oltre a quello normativo, noi dobbiamo adoperarci affinché i principi delle leggi siano diffusi in ogni dove. Come ogni normativa ha le norme di copertura finanziaria, io credo che si debba lavorare anche per fare una copertura culturale delle norme. Se facciamo la nuova norma sul femminicidio ma poi non ci adoperiamo per spiegare in maniera semplice, scuola per scuola, casa per casa, stazione dei carabinieri per stazione dei carabinieri, il senso e i principi delle norme, temo che la legge da sola non potrà risolvere».

Sulla sua esperienza nelle scuole, Volpe ha raccontato: «Non potevo immaginare di essere travolto da inviti in ogni dove. Ho scoperto che si è interrotta quell'osmosi di informazione ed educazione che c'era tra gli adulti e gli studenti. Gli studenti su questi temi si dividono in due categorie: quelli che approfittano del fatto che gli adulti non capiscono certe dinamiche, e quelli che mi hanno chiesto aiuto dicendo: come possiamo fare per tutelarci perché non ci sentiamo tutelati?».

L'avvocato ha illustrato un progetto pilota: «In un istituto di Fratta Maggiore la dirigente scolastica mi ha proposto di fare formazione sui temi del cyberbullismo, della violenza di genere online e della privacy al personale amministrativo, ai docenti e agli studenti. Innanzitutto bisognerebbe tornare nelle scuole e formare tutte e tutti, sia i docenti che gli studenti».

Quanto al ruolo dei genitori, Volpe ha evidenziato un problema culturale: «C'è stato un problema nel cambio da potestà genitoriale a responsabilità genitoriale. Aver cambiato questo paradigma era auspicabile, è meraviglioso che i minori siano diventati soggetto e non oggetto di diritto, ma non lo abbiamo spiegato. I genitori si rendono conto di questa cosa solo nei momenti patologici della famiglia. Spesso gli adulti mi dicono: no, non controllo il telefono perché mio figlio di 13 anni ha la privacy. Dobbiamo formare un'intera classe di adulti».

L'avvocato ha citato come modello virtuoso un'esperienza ad Andria: «Hanno trasformato il consiglio d'istituto in un'associazione di fatto che utilizzano per accrescere le loro competenze e i rapporti tra loro. Utilizzare questo modello per fare incontrare in maniera istituzionale studenti, genitori e docenti, ricreare una sorta di patto tra queste tre rappresentanze della società».

Sulla regolamentazione del web, Volpe ha espresso dubbi: «Sono un liberale, faccio fatica a immaginare che i divieti possano servire, soprattutto sul web e soprattutto dinanzi a una nuova generazione che forse per la prima volta nella storia dell'umanità ne sa più dei suoi genitori. È la prima volta che le nuove generazioni hanno uno strumento di cui ne sanno di più degli adulti».

La conclusione dell'avvocato è stata chiara: «Dobbiamo fare leggi ma probabilmente dobbiamo anche rilanciare un patto intergenerazionale tra le nuove generazioni e gli adulti guidati dall'organo scuola. Il mio libro non vuole testare paura, ho paragonato il web al mare: cosa c'è di più bello? Ma bisogna conoscerne i rischi perché di mare si può vivere ma di mare, come purtroppo di web, si può anche morire».


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